DALL'ITALIA10:34 - 19 luglio 2010

Reggio Emilia, Giovanardi: «I genitori restituiscano la bambina»

Ai genitori era stata sospesa patria potestà. Già il 5 marzo i coniugi di Reggio Emilia, con problemi di tossicodipendenza alle spalle, l'avevano portata via da una comunità.

di Greta Privitera
<p>Reggio Emilia, Giovanardi: «I genitori restituiscano la
bambina»</p>
PHOTO LAPRESSE

«I genitori restituiscano immediatamente la bambina e io garantisco che domani incontrerò il perito Valgimigli e le parti in causa». Queste le parole del sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega alle politiche per la famiglia Carlo Giovanardi, sul caso di Anna Giulia, la bambina di cinque anni rapita ieri dai suoi stessi genitori, ai quali era stata tolta per i loro problemi di tossicodipendenza.

I coniugi Camparini hanno portato via la bambina dalla casa vacanze a Marina di Massa dove la piccola era stata inviata dalla comunità d'accoglienza di Reggio Emilia, alla quale era stata affidata dal Tribunale dei minori di Bologna.

«Una volta restituita la piccola», ha detto ancora Giovanardi, «farò di tutto perché il caso venga approfondito e sviscerato, sentendo le ragioni di tutte le parti. Ci sarà un approfondimento serio. Fermo restando, ovviamente, le competenze della magistratura».

Il consulente tecnico di parte della famiglia, Camillo Valgimigli, psichiatra e psicoterapeuta, ha garantito che «se il ministro Giovanardi fa un gesto di solidarietà, se si mette in contatto con noi, con tutte le parti, attraverso magari un messaggio televisivo, io credo che ci siano buone possibilità che Anna Giulia possa essere restituita dai genitori». «Venerdì»,  prosegue Valgimigli, «alle 12.29 ho ricevuto la telefonata del padre della bambina. Mi ha detto "le chiedo scusa, professore, non ho seguito i suoi consigli". Mi sono immediatamente preoccupato per la piccola e ho chiesto di parlarle: ho sentito la voce di una bambina che esprimeva contentezza. Questi genitori - continua lo psichiatra - non vanno criminalizzati. Possono essere da aiutare, o anche da sostituire, ma certo da due anni il Tribunale di Bologna li tratta senza rispetto e senza ascolto».

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