DAL MONDO15:04 - 20 luglio 2010

Afghanistan. Una nuova vita per Civita, stuprata a 9 anni

Civita era stata rapita da un vicino di casa, comandante dell'esercito, e violentata. Aveva nove anni.

di Imma Vitelli
<p>Afghanistan. Una nuova vita per Civita, stuprata a 9 anni</p>
PHOTO YURI KOZYREV - NOOR

L'estate scorsa ho scritto una storia terribile su delle bambine stuprate nel Nord dell'Afghanistan. Era davvero una storia terribile: Civita era stata rapita da un vicino di casa, comandante dell'esercito, e violentata. Aveva nove anni. Adesso ne ha dodici, e indossa gli stessi vestiti di un anno fa, il velo chiuso sotto la gola, a mo' di protezione. Civita mi sta leggendo alcune frasi che le hanno dettato a scuola: «Non fare del male alle persone e loro non ne faranno a te», «Lavora duro e avrai una buona vita». È stato per loro un anno di lavoro duro, e pessima vita. La famiglia non ha mezzi. Il padre è morto di crepacuore.
Il fratello, Abdul Qahim, di 22 anni, un ragazzo allampanato, dall'aria innocente, non trova lavoro. Il cibo scarseggia. Al suo carnefice hanno dato 15 anni di galera, ma lei vive nel terrore di una sua liberazione.

Oggi, chiedo alle donne in che modo possiamo esser d'aiuto. Solea dice che l'ideale sarebbe una macchina, un veicolo, un mezzo da far viaggiare tra Sheberghan e Mazar-i-Sharif. Così, assicura, la famiglia potrebbe guadagnare mille rupie afghane al giorno, poco meno di venti euro: «Una svolta». Una serie di peripezie, alcune immonde (avvoltoi che si materializzano nella sede della rivendita, tra cui, fatto inaudito, la direttrice dell'associazione che mi aveva fatto conoscere Civita), ci conduce a cercare la nostra preda altrove, in una città vicina, dove non ci disturberà nessuno: Mazar. Siamo fortunati. Al secondo colpo troviamo un vero taxi, una Corolla in ottime condizioni, gialla con le porte bianche, licenza e tutto. Capisco dagli occhi eccitati di Akram, il nostro prezioso autista, senza il quale non ce l'avremmo mai fatta, che a 5 mila euro è un'occasione. E quando torniamo, e lo parcheggiamo nel polveroso vicolo di Mama Jan, dal frullio dei burqa e dalla loro eccitazione capisco l'enormità del dono: fatte le proporzioni, è come se qualcuno mi avesse regalato un grattacielo. La sera a cena, le ragazze sembrano incredule della loro fortuna; dopo anni di deserto, faticano ad abituarsi all'idea che l'oasi è vicina.

Il servizio completo su Vanity Fair n. 29/2010 in edicola da mercoledì 21

Fonte[ Vanity Fair ]

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