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«L'uomo non accetta ancora l'idea che sia la donna a decidere il
destino della coppia». Franca Leosini, conduttrice e autrice di
Storie maledette, lo storico programma di Rai Tre che ha
ripreso ad andare in onda il sabato alle 23,15, riflette
sull'aumento di violenza sulle donne degli ultimi mesi: dodici
donne uccise in poco meno di tre mesi, omicidi passionali, in cui
spesso a uccidere è un uomo che non regge l'abbandono da parte
della propria compagna. L'ultimo caso ad Assiggiano, poco distante
da Mestre: un ragazzo di 30 anni che ha ucciso con tre colpi di
pistola l'ex fidanzata di 16 anni e poi si è suicidato, sparandosi
al petto.
Perché questo genere di omicidi avviene oggi soprattutto
al Nord?
«Questa è la novità degli ultimi tempi. Si dice che gli uomini
meridionali siano più possessivi, ma al Sud le donne hanno radici
più profonde nelle tradizioni, un senso più forte della famiglia, e
per questo tendono a ribellarsi di meno. Al Nord, al contrario, le
donne sono più libere e emancipate: e gli uomini mal sopportano
questa indipendenza e l'idea che la propria compagna possa mettere
fine a una storia d'amore».
Che cosa accomuna questi uomini?
«I delitti passionali sono trasversali, toccano tutte le fasce
sociali: assassino può essere l'imprenditore come il muratore. Ma
di fondo cova un maschilismo irriducibile che sfocia in
violenza».
Non sono criminali professionisti.
«No, sono persone normali che si rendono protagonisti di una
storia maledetta, quando il loro lato oscuro prende il sopravvento.
È per questo che sono vicende che ci colpiscono così profondamente:
perché tutti noi siamo potenziali omicidi».
È questo il segreto del successo di Storie
maledette?
«Credo di sì: la quotidianità in cui piomba l'orrore del crimine.
Lo scopo delle mie interviste è quello di capire come sia
possibile che una persona comune possa arrivare a uccidere. Spesso
è una forza oscura inarrestabile».
Per esempio?
«Mi ricordo il caso di Elia Del Grande, che uccise madre, padre e
fratello perché la famiglia si era opposta al suo amore per una
prostituta cubana. "Prima di ucciderla, mi ricordo gli occhi buoni
di mia madre", mi raccontò. "Quello sguardo non l'ha fermata?", gli
chiesi. E lui disse di no: puntò il fucile addosso a sua madre e
sparò».
Tornando agli omicidi passionali, alcuni di questi
uomini, dopo aver ucciso, scelgono di suicidarsi.
«Non reggono il peso del gesto che hanno compiuto. Proprio perché
non sono criminali di professione, ma assassini che agiscono su una
spinta passionale e si rendono protagonisti di omicidi
privati».
Come giudica la legge sullo stalking?
«Penso che dovrebbe avere tempi più rapidi di applicazione.
Bisogna che la vittima sia maggiormente tutelata, anche facendo
passare un periodo di detenzione allo stalker. È una tutela anche
per il persecutore: la prigione li costringe a "sbollire" la rabbia
e probabilmente ad abbandonare idee omicide».
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