DALL'ITALIA17:03 - 23 luglio 2010

Ode alla zanzara (nostrana)

La nostalgia di un blogger (ferrarese) per i tempi in cui la zanzara autoctona era un nemico "leale" contro cui combattere. Niente a che vedere con la famigerata zanzara tigre che oggi infesta le nostri estati. Infida e ostile, è uno degli effetti nefasti della globalizzazione

di Aldamar
<p>Ode alla zanzara (nostrana)</p>

La globalizzazione è la fregatura che manda a pallino anni di conquiste sociali, un secolo di battaglie sindacali, millenni di convenzioni, di tradizioni, di cultura e di storia. Il capitale si sposta con la facilità di un clic sullo schermo, e va dove è più remunerato. I lavoratori perdono quindi potere d'acquisto e di contrattazione: l'imprenditore del nord-est chiude lo stabilimento storico nel paesello, e apre la fabbrichetta in Romania, e poi sarà la volta della Moldavia, dell'India, della Cina…
I figli sottoccupati/precari, considerati socialmente «sfigati» in patria, trovano moglie in Lettonia o in Slovacchia. Le badanti ucraìne sostituiscono le nipoti zitelle e si fanno intestare a tradimento i poderi dei nonnini. Gli sfilettatori di kebab prendono posto dei pizzicagnoli di quartiere. Le colf filippine hanno soppiantato le bàlie marchigiane. I cuochi egiziani occupano le cucine delle pizzerie. Il personale paramedico è ormai composto al 70% da portantini ed infermieri extracomunitari. I muratori e i pusher sono quasi tutti magrebini. Senza contare l'invasione cinese. Ma la cosa che impressiona di più noi ferraresi è la scomparsa della zanzara nostrana. Al zanzalòn era una certezza, un'istituzione, una pietra angolare su cui consisteva l'essenza più profonda del ferrarese. Ma adesso è arrivata questa cavolo di zanzaratigre, a fare il lavoro che le zanzarone autòctone non vogliono più fare.

Con le nostre si era ormai creato un equilibrio: di giorno potevi stare indisturbato in giardino (a prendere il sole, a potare la vite, a dacquare le ortensie, a tosare l'erba, a giocare a «fùtbol», a leggere La Nuova Ferrara), e la sera si aprivano le ostilità. Senza nessuna pietà. All'imbrunire si tiravano giù delle zanzariere blindate in acciaio rinforzato al carburo di tungsteno, si circondava il portico di putrebondi zampironi (roba da far girar la testa a Bob Marley), si accendevano neon con l'alta tensione (il rumore dell'insetto che frigge è stato il leit-motiv delle nostre estati), si impregnavano gli ambienti di flìt (fregandosene dell'avvertenza di aerare i locali prima di soggiornarvici: se apro le finestre le vampire rientrano subito, non siamo mica scemi). E loro, senza una piega, appena spegnevi l'abat-jour, erano lì, con il loro ronzio assordante che ti penetrava i timpani. Accendevi la luce, e loro non si vedevano. Rispegnevi. Prurito. Ronzio. Non era un elicottero: era lei. Riaccendevi. La vedevi sul muro… Sciàck: la Gazzetta arrotolata spalmava sulla bianca parete 2-3 etti di insetto nero, farcito come un bignè del rosso sangue che ti aveva appena prelevato. Battaglie memorabili, sanguinose ma leali. Adesso le zanzaretigre, subdole e silenziose, non si fanno neanche sentire, stanno tutto il giorno a rompere le balle, e se le spatacchi contro il muro sono così piccole che non danno neanche soddisfazione.


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RISULTATI
Alessandra1966 77 mesi fa

'spetta che arrivino le zanzare cubane. Quelle con l'autan extreme ci si fanno il mojito...

Alessandra1966 77 mesi fa

'spetta che arrivino le zanzare cubane. Quelle si fanno il mojito con l'autan extreme...

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