DAL MONDO09:15 - 26 luglio 2010

L'altro volto della tragedia afghana: l'emergenza umanitaria

Medici Senza Frontiere, secondo appuntamento con le crisi dimenticate

di Alessia Arcolaci
<p>L'altro volto della tragedia afghana: l'emergenza umanitaria</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

L'Afghanistan torna in prima pagina con il sito Wikileaks che rivela i retroscena della guerra e con il rapimento di due americani e forse l'uccisione di uno. Ma la tragedia in Afghanistan non è solo questo, è solo una delle dieci crisi umanitarie più gravi e «dimenticate» citate dall'ong Medici senza frontiere. Ecco perché, partendo dalla storia di tre ragazzi.

A piedi attraverso montagne gelide, poi il deserto, il mare e di nuovo la terra ferma. Quella di un Paese sconosciuto, per molti facilmente raggiungibile in aereo, un Paese normale, Europa. Impauriti, dispersi, senza niente, per mesi, spesso anni. Akmed, Samali e Bilal, sono scappati.

In fuga dalla loro terra d'origine, dalle loro famiglie, da una guerra perpetua. Scappano dall'Afghanistan, attraversano l'Iran, quindi la Turchia, arrivano in Grecia poi, forse, in Italia. Rinchiusi in valigie, dentro container, legati sotto i tir. Vogliono un futuro, un vita normale.

Si è tornato in queste ore a parlare di Afghanistan purtroppo in seguito al suicidio di un militare italiano a Kabul e per la pubblicazione di 92 mila documenti del Pentagono sulla guerra in Afghanistan che rivelerebbero un'assidua collaborazione tra i servizi segreti del Pakistan e la rete dei militanti talebani.

Si aggrava il bilancio, già terribile, di un conflitto in atto da oltre otto anni e di cui pare sempre più lontana la risoluzione: 240 mila sfollati nel proprio Paese, senza casa, senza lavoro, perseguitati e oltre un milione di profughi.

Akmed, Samali e Bilal sono solo tre dei civili in fuga dall'Afghanistan, dalla guerra e dalla crisi umanitaria, sempre più grave, che lo colpisce, ignorata quasi del tutto dai media e fatta di calamità naturali (siccità e inondazioni), malattie (soprattutto tubercolosi e malnutrizione), traffico di oppio ed eroina, corruzione, narcotraffico, analfabetismo (2 milioni di bambini non vanno a scuola) e insicurezza alimentare.

Come si vive a Kabul, Lashkargah o a Kost? La violenza è ovunque. Attentati e autobomba sono la normalità. Gli insorti sono presenti su due terzi del territorio afgano. Gli abitanti, i cittadini, quelli senza uniforme, senza nessuna legge divina da rivendicare, sono i primi a pagarne le conseguenze. Non sanno come sopravvivere, come nutrirsi, come curarsi. Chi si ammala, o è ferito, donne incinte, anziani, bambini bisognosi di cure, devono scegliere. Se affrontare un viaggio di centinaia di chilometri attraverso le zone di guerra, tentando di raggiungere un centro medico, oppure aspettare il momento più opportuno per spostarsi e sperare di farcela.

Medici Senza Frontiere opera all'interno di numerosi centri medici, nonostante le difficoltà che tutte le organizzazioni umanitarie internazionali e neutrali incontrano, ogni giorno, nel dover dimostrare la propria imparzialità nel conflitto. Anche la salute è in guerra.

Sia le forze di coalizione internazionale che i gruppi dell'opposizione armata hanno più volte ostacolato medici e volontari eseguendo  arresti tra i pazienti o prendendo di mira interi ospedali. Molti interventi umanitari, ancora una volta, sono stati abbandonati per mancanza di fondi. Dei 25 miliardi, promessi nel 2002, alla conferenza di Tokyo e dei 21 aggiunti nel 2009, solo 15 miliardi sono stati  effettivamente stanziati per la ricostruzione. Con risultati irrisori.

Un conflitto perpetuo che continua a peggiorare.
www.crisidimenticate.it

>> Su Wikileaks i documenti riservati sulla guerra in Afghanistan

>> Il primo report: Pane (o riso) e acqua, finché sopravvivono: la condanna per 195 milioni di bambini


VAI ALLA PAGINA  DI NEWS

 


Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
Antonella 74 mesi fa

Quanta soffernza...che ricade sempre su innocenti...bisognerebbe che queste notizie avessero un risalto maggiore..grazie per essere almeno voi così sensibili a qusti argomenti.

Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).