DAL MONDO14:30 - 27 luglio 2010

Dalla guerra del Golfo a oggi: le foto delle camerette dei soldati che non sono più tornati

Ashley Gilbertson ha scattato le foto di decine di stanze che un tempo erano le camere da letto di soldati partiti per l'Iraq o l'Afghanistan

di Enrica Brocardo
<p>Dalla guerra del Golfo a oggi: le foto delle camerette dei
soldati che non sono più tornati</p>
PHOTO ASHLEY GILBERTSON - COURTESY OF VANITY FAIR

Cara mamma, ti scrivo questa lettera in occasione del mio primo anniversario con Nicole. Quando la riceverai, io sarò già da un bel po' nella nostra postazione di Ramadi. L'altro giorno, il telefono è morto mentre ti stavo parlando, spero che tu non ci sia rimasta male. Non ho bisogno di niente, tranne di un po' di soldi sulla scheda del cellulare per poterti chiamare. Mi mancate, Nicole, tu, papà, mi manca casa. Qui c'è molto da fare ma anche tanta noia. Cerca di non preoccuparti troppo per me, siamo ben addestrati, la gente ci teme e mi fido dei miei compagni. Faremo un buon lavoro e torneremo a casa. Con amore, Jordan».

JoAnn ripiega la lettera, la ripone in una bustina. Nicole era la fidanzata di Jordan, mi spiega. Poi ripone la bustina dentro un album pieno di altri fogli e di foto. La maggior parte sono state scattate durante un funerale militare: soldati schierati, una bandiera americana sopra una bara, dentro la bara suo figlio, l'appuntato Jordan C. Haerter, nato il 30 luglio 1988, ucciso da un kamikaze il 22 aprile 2008 a Ramadi, Iraq. «È la sua ultima lettera, l'ho ricevuta il giorno prima della sua morte. Non saprei dire quante volte l'ho letta». JoAnn Lyles, 54 anni, è seduta sul divano nel soggiorno di casa, a Sag Harbor, nella punta estrema di Long Island, a circa due ore da New York. Al piano di sopra c'è la camera di Jordan. È rimasta esattamente com'era, con i poster degli Yankees, la mappa del suo primo volo, altri ricordi legati alla sua vita da pilota, persino il groviglio dei fili del computer sotto la scrivania che, dice JoAnn, prima o poi andrebbero sistemati.

Ashley Gilbertson ha scattato le foto di decine di stanze che un tempo erano le camere da letto di soldati partiti per l'Iraq o l'Afghanistan, risucchiati nell'abisso di un secondo Vietnam iniziato esattamente vent'anni fa - la prima guerra del Golfo cominciava il 2 agosto 1990 - e mai tornati indietro. Ragazzi e ragazze ancora troppo giovani per andare a vivere per conto loro. «Non avevano un'intera casa a disposizione dove esprimere loro stessi», dice Ashley, «solo una stanza, il luogo nel quale si sentivano al sicuro. Fotografarla è stato come fare un ritratto a loro». Per tre anni ha girato gli Stati Uniti, da una camera all'altra. «Queste fotografie sono un modo per ricordare al resto dell'Americache, al di là delle discussioni politiche, il risultato della guerra è che stiamo perdendo esseri umani (finora quasi 6 mila i caduti, ndr). Ma le conseguenze in fatto di pena e di dolore sono tutte racchiuse tra le mura di casa di queste famiglie. Dentro il tempo si è fermato, fuori le cose hanno continuato ad andare avanti. Nessuno ne parla. La gente non va dai genitori di questi ragazzi a chiedere: "Posso fare qualcosa per voi? Vi va di parlare di vostro figlio?". Pensano che sia un argomento da evitare, che parlarne li farà stare male. E, invece, è il contrario: hanno un disperato bisogno di farlo perché ogni mattina si svegliano e qual è la prima cosa alla quale pensano? Pensano: "Dov'è mio figlio?"».

Tutte le foto delle stanze dei soldati scattati da Ashley Gilbertson: www.bedroomsofthefallen.com

Le altre foto e le storie di altri soldati sul numero 30/2010 di Vanity Fair in edicola da mercoledì 28 luglio

Fonte[ Vanity Fair ]

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