DAI PALAZZI08:08 - 04 agosto 2010

La scomparsa di Elvira Sellerio: il ricordo di Caterina Soffici

Scomparsa ieri la fondatrice della casa editrice Sellerio. La ricorda una critica letteraria che l'ha conosciuta

di Caterina Soffici
<p>La scomparsa di Elvira Sellerio: il ricordo di Caterina
Soffici</p>

A casa di Andrea Camilleri, proprio dietro la scrivania dove lavora, c'è un grande arazzo. O forse è meglio chiamarlo quadro di stoffa. O forse in italiano non c'è proprio un termine per definire quello che in siciliano è semplicemente: "u' pannu del cantastorie". Ossia un panno con disegnate sopra le scene di vita dei personaggi di cui si narra, ispirati rigorosamente a fatti di cronaca. Quando il cantastorie arrivava in un paese, lo appendeva a un albero e iniziava a raccontare illustrando le scene, numerate da 1 a 30. Erano storie di provincia, con i due innamorati che si vogliono sposare contro il volere della famiglia ma lui alla fine parte militare e lei si fidanza con un altro. E allora lui prende il fucile e accecato dalla gelosia spara al rivale. Dopo l'ammazzamento arrivano i carabinieri (col maresciallo in testa), il prete e via raccontando. La sequenza delle scene è simile a quella di un fumetto o di un fotoromanzo, i disegni assomigliano alle caselle nel gioco dell'oca, colorati con cura nei minimi dettagli. Insomma, un'opera d'arte popolare piuttosto rara,  che solo certi intenditori sonoin grado di apprezzare.

Questo panno prima di stare lì appeso come una vedetta a sorvegliare dall'alto la schiena dello scrivente Camilleri, apparteneva a Elvira Sellerio. Credo che fosse nella sua stanza in casa editrice, a Palermo. Camilleri ci ha ronzato intorno per tanti anni e ci si possono immaginare i dialoghi tra questi due siculi di ferro, uno più cocciuto dell'altro, simili ma diversissimi tra di loro, intorno al panno dei desideri, tra le lusinghe dell'uno e i dinieghi dell'altra, avances e corteggiamenti. Sulla carta Elvira era la "dura" della situazione. Una con la sua storia alle spalle, che con la liquidazione da funzionaria in Regione aveva messo su quel popò di casa editrice, con Sciascia e Bufalino tra gli autori di punta (altri due siciliani mica da ridere), prima dell'incredibile boom di Camilleri. Invece fu lei alla fine a cadere. Perché quella donna apparentemente così dura e quasi scontrosa, per i suoi autori si sarebbe buttata nel fuoco e ha rischiato di finire a pane e cipolle pur di non cedere mai, di tenersi stretti gli amici che poi erano anche i suoi autori e viceversa. Alla fine Camilleri se n'è partito per Roma con il suo bel panno e ne va così fiero da dichiarare: "E' il manifesto della mia poetica".

Dura come un sasso della sua casa di Ragusa, quella zona dove d'estate le strade sono riarse, e i cactus, le agavi e gli olivi si fanno faticosamente strada tra i  muretti a secco, in verità Elvira è stata una donna dal cuore grandissimo, come dimostra un episodio apparentemtne insignificanete come questo. Se la storia la fanno i particolari, ecco, Elvira Selerio era una donna che sapeva lascaire il segno con un piccolo gesto o un parola. Poteva essere cattivissima, quella parola. Ma almeno c'era.

Ora che è morta, tutti la descriveranno come la "signora dell'editoria". Cosa che peraltro era, ma non basta. Credo che chi l'ha conosciuta e i suoi autori la ricorderanno invece semplicemente come un'amica. Capace di salire su una sedia e staccare dal muro un panno del cantastorie grosso come una parete intera per regalarlo a un amico (prima che l'amico diventasse l'autore dalle uova d'oro che tutti le invidiavano).


Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).