DALL'ITALIA08:45 - 04 agosto 2010

Il giudice decreta: reato anche i graffiti artistici

Secondo la sentenza «ogni disegno altera l'estetica e la nettezza del bene

di Sara Tieni
<p>Il giudice decreta: reato anche i graffiti artistici</p>
PHOTO LAPRESSE

Modificare la fisionomia estetica di un palazzo, bella o brutta che sia, costituisce di fatto un reato per imbrattamento. Lo stabilisce il tribunale di Milano, che con una sentenza, emessa il 12 luglio, su uno dei writer più noti della città, Davide «Bros» Nicolosi (nella foto), spiega oggi le motivazioni del perché, secondo la legge, vandalismi e interventi d'autore sono messi sullo stesso piano.


La sentenza arriva a sorpresa, nascosta dietro un verdetto per proscioglimento per un difetto di querele di Bros. Considerato un artista della «street art», il ragazzo, 29 anni, era imputato di aver imbrattato un muro del carcere di San Vittore, una pensilina della metropolitana e la facciata di uno stabile.
A fare la differenza, secondo il giudice, Guido Piffer, non è il fatto se i graffiti possano essere più o meno «arte» ma  e anche se Bros è un artista riconosciuto (sua un'esposizione nel 2007 a Palazzo Reale a Milano), ma il fatto che i suoi disegni alterano l'estetica del bene.

In sostanza non è tanto ciò che imbratta a essere condannato ma «la tipologia della cosa su cui ricade la condotta» di chi fa i graffiti. Se qualcuno quindi realizza un disegno (anche se «da taluno apprezzato») sulla facciata di un palazzo appena rinnovata dai proprietari, non potrà negarsi che la facciata stessa è stata deturpata «in quanto ne è stata alterata la forma estetica e la nettezza legittimamente scelta dai suoi proprietari».

A salvare i graffittari-artisti secondo il giudice, può essere solo il caso in cui «il bene sia lasciato sudicio o in rovina dal proprietario.

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