DAL MONDO16:29 - 04 agosto 2010

Libano e Israele sull'orlo della guerra: 5 morti

Situazione tesa dopo che in una sparatoria lungo la «Linea blu» (la frontiera fissata dall'Onu tra i due Paesi dopo la guerra del 2006), sono morti tre soldati e un giornalista

di Giorgio Dell'Arti
<p>Libano e Israele sull'orlo della guerra: 5 morti</p>
PHOTO GETTY IMAGES

Due soldati e un giornalista libanesi, il comandante di un battaglione di genieri israeliano: sono queste le vittime della battaglia di quattro ore scoppiata intorno a mezzogiorno di ieri mattina sulla «Linea blu», la frontiera fissata dall'Onu tra Israele e Libano dopo la guerra del 2006, quando in 34 giorni tra luglio e agosto persero la vita 119 soldati israeliani, 500 soldati libanesi, 44 civili israeliani, 1.191 civili libanesi.

LE RAGIONI DEL CONFLITTO

Motivo dello scontro: il taglio di un albero da parte degli israeliani che volevano liberare la visuale alle telecamere puntate su quell'area dell'alta Galilea compresa tra l'abitato libanese di Addaysseh e il kibbutz israeliano di Misgav Am.

QUESTIONE DI CONFINE

La «Linea blu», come è chiamata dal 1949, non è mai stata definita e concordata. Il villaggio di Ghajar, per dire, sta parte in Israele e parte in Libano. Secondo gli esperti nemmeno i cartografi dell'Onu, che comunque hanno dato ragione agli israeliani, sono veramente capaci di dire in quale nazione si trovasse l'albero all'origine della battaglia.

Fatto sta che i libanesi, decisi a fermare quello che per loro era uno sconfinamento, dopo aver sparato alcuni colpi d'avvertimento hanno messo nel mirino una pattuglia di 15 uomini che ha immediatamente chiesto il sostegno dell'artiglieria e dell'aviazione.

LE VITTIME

I due soldati libanesi morti negli scontri di ieri facevano parte dell'esercito regolare libanese, non delle milizie Hezbollah: il Partito di Dio sciita, che rappresenta nel Parlamento e nel governo di Beirut gli integralisti islamici, per adesso è stato a guardare ma dopo la "vittoria" di quattro anni fa (riuscì a resistere ai massicci bombardamenti e allo sfondamento dei carri Merkava) è pronto a un nuovo scontro.

LA TREGUA

Nella zona vigila sulla tregua l'Unifil, la forza di interposizione multinazionale istituita dopo la guerra del 2006 dall'Onu: conta su 12 mila soldati, 1.900 dei quali italiani (erano 2.500 nel 2008, oltre duemila nel 2009, diminuiranno entro dicembre a 1.780).

LA SITUAZIONE TRA I DUE PAESI

Libano e Israele sono formalmente in guerra dal 1948. Il 14 marzo 1978 Israele invase il Libano per respingere a nord i miliziani palestinesi responsabili di attacchi ai villaggi di frontiera e creare una fascia di sicurezza fino al fiume Litani; il 6 giugno 1982 gli israeliani invasero il sud del Libano in risposta al tentato assassinio da parte dei palestinesi dell'ambasciatore israeliano a Londra: con la mediazione Usa nel maggio del 1983 fu raggiunto un accordo di pace mai ratificato; nel gennaio del 1985 Israele ritirò le truppe, lasciando un piccolo presidio nella zona di sicurezza al confine; il 12 luglio 2006 Hazbollah lanciò razzi e colpi di mortaio verso alcuni villaggi israeliani di confine, altri miliziani entrarono nello stato ebraico e rapirono due militari. Israele rispose con bombardamenti aerei e attacchi di terra. Il cessate il fuoco arrivò con la risoluzione Onu 1701 che impose il disarmo di Hezbollah, il ritiro delle truppe israeliane dal Libano, lo spiegamento di soldati libanesi e di una forza di interposizione dell'Onu al confine con Israele.

LE ULTIME TENSIONI

Da mesi è in corso una nuova escalation testimoniata dalla crescente insofferenza di Hezbollah verso le truppe Onu. In Israele sono convinti che nei quattro anni di tregua i miliziani sciiti hanno ricevuto dalla Siria numerosi missili Scud nascosti a nord del fiume Litani, cioè fuori dall'area di competenza dell'Unifil: sarebbero già 40mila i razzi a corto raggio immagazzinati nei depositi sotterranei e intoccabili dai caschi blu che non sono autorizzati a cercare e requisire le armi a meno che dalle forze libanesi non arrivi una (improbabile) richiesta in tal senso. Molti esperti criticano anche il comando dello spagnolo Alberto Asarta Cuevas, cui viene rimproverata la riduzione dello staff che supportava le decisioni del suo predecessore, l'italiano Claudio Graziano.

IL RUOLO DELL'ONU

Gli uomini dell'Onu, che secondo i critici non hanno brillato per efficienza e determinazione, erano stati mandati in Libano per togliere il controllo della zona agli Hezbollah e restituirlo al governo, negli ultimi mesi però le due parti si sono riavvicinate al punto che le tre brigate dell'Armée spedite al Sud da Beirut si sono assoggettate alla volontà del partito di Dio. L'inquietudine israeliana è acuita dal fatto che nella zona degli ultimi scontri operano truppe Onu indonesiane, cioè provenienti dal Paese islamico più popolato del mondo (dunque propense, secondo i maligni, a chiudere un occhio sui traffici illeciti).

IL TENTATIVO D'ACCORDO

I fatti di ieri confermano la regola che all'approssimarsi di nuovi negoziati israelo-palestinesi - stanno per cominciare con la mediazione degli Stati Uniti - gli oltranzisti sparano. A Beirut nei giorni scorsi sauditi e siriani, che storicamente hanno una grande influenza sul Libano, si sono incontrati per cercare un accordo in grado di ridurre il peso politico di Hezbollah, ipotesi sgradita all'Iran che perciò potrebbe aver istigato nuovi scontri.

In Libano la tensione è aumentata dal fatto che pare imminente l'incriminazione di uno o più leader di Hezbollah per l'assassinio del premier Rafic Hariri (14 febbraio 2005), padre dell'attuale primo ministro Saadi: molti temono che una simile decisione potrebbe precipitare il Paese nella guerra civile. Il Partito di Dio, da parte sua, contesta l'indagine, condotta da un tribunale internazionale sotto l'egida dell'Onu, e indica in Israele l'assassino di Hariri sr. promettendo la diffusione il 9 agosto di prove incofutabili. Nel frattempo, attraverso i suoi uomini di governo ha scatenato un'ondata d'arresti contro presunte spie di Tel Aviv.

LA RIAPERTURA DEL FRONTE NORD

L'episodio di ieri ha riaperto definitivamente il «fronte nord», linea che corre lungo la frontiera con il Libano passando per le «Shaeba Farm» rivendicate dal Libano, continua in Siria, attraversa le alture del Golan. Da mesi analisti, generali, uomini di governo e leader di mezzo mondo parlano di guerra imminente paventando un conflitto che secondo un rapporto appena pubblicato dal gruppo di ricerca International Crisis Group sarebbe «molto più violento della guerra del 2006» allargandosi dal Sud e dalla periferia di Beirut a «grandi porzioni del territorio libanese».

LE ELEZIONI DI MIDTERM

Gli attuali rapporti di forza garantirebbero a Israele, nella migliore delle ipotesi, una vittoria a un prezzo altissimo. La situazione personale di chi tradizionalmente dovrebbe evitare il precipitare della situazione non aiuta ad essere ottimisti: il presidente egiziano Hosni Mubarak ha grossi problemi di salute, quello americano Barack Obama deve pensare alle elezioni di midterm.

L'«INCIDENTE»

Quello di ieri è stato un «incidente» che probabilmente non ha nulla a che vedere coi missili palestinesi sparati nel week end da Gaza verso Sderot e Ashkelon e con quelli che lunedì hanno colpito Eilat e Aqaba, ma spesso le guerre iniziano così: nel film israeliano Il giardino di limoni il conflitto veniva scatenato dall'ossessione per la sicurezza attorno alla residenza del ministro della Difesa israeliano che portava al taglio degli alberi di una piantagione confinante di proprietà di una vedova palestinese. A rigor di logica, comunque, con l'Islam che sta cominciando il Ramadan per essere seguito dalle festività ebraiche, almeno per qualche settimana le cose dovrebbero calmarsi.

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