DALL'ITALIA12:12 - 10 giugno 2010

Roberto Baggio: «Per me c'è solo lei»

Roberto Baggio, 43 anni, è il nuovo presidente del Settore tecnico di Coverciano. Un ritorno al mondo del calcio, che aveva lasciato nel 2004

di Gabriele Romagnoli
<p>Roberto Baggio: «Per me c'è solo lei»</p>
PHOTO LAPRESSE

L'anno era il 1998, la città era Bologna, l'uomo era Roberto Baggio. Se ne stava appoggiato al suo ingombrante fuoristrada, il cranio amputato del codino, gli occhiali con le lenti a specchio. Non si capiva dove guardasse. Probabilmente: avanti. Disse: «Io ho avuto una sola squadra e solo per quella vorrei ancora giocare. Un giorno, magari, allenarla». Fece una pausa, gli venne fuori l'inedita timidezza di chi confessa un sogno. Rivelò in fine: «L'Italia». Per questo il principe è tornato dall'esilio: vuole diventare il ct, fra due anni, quattro, otto, non ha importanza. È buddista, calcola il tempo con i lenti parametri di una religione avulsa dal qui e ora. La grazia che il suo credo gli ha concesso è saper aspettare. Ha detto la frase forse più bella mai pronunciata da un calciatore. L'anno era il 2002, la città era Brescia, l'uomo sempre lo stesso, la vigilia di un altro Mondiale sul calendario, il rintocco della sua ora. Stava giocando alla grande, imbarazzando Trapattoni che puntava su Totti e Del Piero al vertice del loro percorso. Si era infortunato, sollevando tutti dalle responsabilità. Riapparve, a due giornate dalla fine, come una maledizione angelica. Quel che disse fu: «Sono andato oltre il dolore». Giocò le ultime partite, come meglio non avrebbe potuto. Se cercate nelle pagelle sono due 8 su qualunque giornale. Salvò il Brescia. All'ultima con il Bologna si procurò un rigore, lo tirò, se lo fece respingere, riprese palla, segnò. Era scatenato, terminale e perfetto. Un'esplosione di luce. Lì, davvero un fenomeno: il raggio verde, quel laser sparato al tramonto un istante prima dell'oscurità. Trapattoni preferì i petardi, andò in Giappone e Corea con i suoi dieci imperfetti. C'ero anch'io. Ogni volta che mostravo il passaporto un portiere d'albergo, un doganiere o una hostess mi chiedevano: «Dov'è Baggio?». A casa, ad aspettare, a cercare la strada per tornare in Nazionale. Non più da giocatore (anche se avrebbe fatto un'ultima, sublime apparizione nel 2004). Ci ha messo anni a capire da quale porta rientrare, ora l'ha fatto, ha cominciato il percorso.

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Fonte[ Vanity Fair ]

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RISULTATI

sono un medico pediatra, ho studiato ad aquila.ora vivo ad nazareth ho visto tante di quelle partite del grande baggio sia a firenze , sia con la juve, bologna e brescia. baggio sempre a dimostrato di essere umole, paziente, e elgante nel suo esprimere anche quandoe' stato attacato da varie fronte.mi dispiaceva quando non lo vedevo piu sul piccolo schermo. auguro che gli vada sempre bene. e che sia sempre felice.e illumonato. sami

Ci complimentiamo con l’Autore per come ha saputo ricostruire in sintesi la storia professionale e umana di un campione che - per la sua determinazione, la sua arte e la sua umiltà - resta “nel cuore” del mondo e, in particolare di coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo (anche solo un poco) da vicino. L’articolo propone con efficacia il ritratto di un uomo che – attraverso la conquista di se stesso – è diventato, secondo noi , campione “NEL mondo” senza essere “DEL mondo” (e qui c’è, forse, una sottile linea di congiunzione tra cristianesimo – religione d’origine – e buddismo – religione d’adozione-). La prospettiva di Roby, all’uscita dall’agone, era quella di rivolgersi ai giovani: ora che s’è avviato alla carriera di allenatore… speriamo di vederne delle belle! Grazie, dunque, per l’articolo sul “ritorno” di Roberto Baggio. Carlo e Anna con il gruppo “elvulcanbrusa”

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