DALL'ITALIA12:48 - 15 agosto 2010

«Mi segue come un'ombra, non vivo più»

Come promesso da Vanity Fair, ecco la testimonianza extra di una donna vittima di stalking

di Veronica Bianchini
<p>«Mi segue come un'ombra, non vivo più»</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

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«Ci siamo conosciuti su Internet e quasi subito abbiamo deciso di andare a vivere insieme. All'inizio tutto andava bene, poi i rapporti hanno cominciato a deteriorarsi.
Era un uomo molto "fragile" che si appoggiava a me per ogni cosa. Un tipo geloso e bisognoso di continue rassicurazioni. Era come se per restare in piedi avesse bisogno della mia energia. Stando accanto a lui sentivo che la mia vita si impoveriva sempre di più e le poche certezze che avevo cominciavano a  sgretolandosi.
Tra di noi non c'era né fiducia, né sostegno, così dopo qualche mese ho deciso di chiudere il rapporto. Tra l'altro anche da un punto di vista concreto avevamo poco in comune: io ho un buon lavoro nel quale mi impegno molto, lui non ha un posto fisso, io amo la vita sociale, lui non ha amici. Troppe cose ci dividevano.
Quando ho deciso di troncare sono iniziati i problemi veri. Prima mi ha pregato, poi ha tentato di farmi ingelosire, infine ha cominciato a minacciarmi. In un mail mi ha scritto: «Perderai tutto quello che hai creato nella tua vita».
In passato aveva avuto problemi con un vicino. Dopo un litigio per ragioni futili aveva cominciato ad accanirsi contro di lui: a farlo diventare il nemico. Ora il nemico, la persona da attaccare e distruggere, ero io.
Ha cominciato a pedinarmi. Quando uscivo di casa per andare al lavoro, la sua macchina era già lì e così anche la sera al ritorno. Ho provato a rivolgermi alla forze dell'ordine, ma mi hanno detto che mancavano le prove e che comunque non potevano impedirgli di girare liberamente.
Lui è molto intelligente e non lascia tracce: non manda messaggi, non fa telefonate. Però spesso me lo sono ritrovata alla porta di casa che mi pregava di entrare. Le volte che ho accettato di vederle sono state le peggiori: mi ripeteva ossessivamente di spiegargli perché l'avessi lasciato, in un caso mi ha anche spinto contro il muro e bloccata per qualche minuto che mi è sembrato lunghissimo.
Dopo questo episodio mi sono trasferita per qualche settimana a casa di un'amica. Ero spaventata e mi sentivo del tutto impotente. È una persona intelligente che usa metodi subdoli per tenermi in uno stato di continua ansia. Le forze dell'ordine mi chiedono: «La mai aggredita?». Ma devo aspettare che mi ammazzi per potermi difendere?
Se lo denuncio rischio una controquerela per diffamazione, è una questione molto delicata, ma intanto la mia vita non è più la stessa. Magari per una paio di settimane tutto sembra tornare normale, poi lui riappare all'improvviso e il mio equilibrio viene destabilizzato di nuovo».

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