DALL'ITALIA13:30 - 17 agosto 2010

È morto Cossiga, addio al Presidente picconatore

Si è spento oggi l'ex Capo di Stato. La carriera politica e la vita dello statista raccontata da Giorgio Dell'Arti

di Giorgio Dell'Arti
<p>È morto Cossiga, addio al Presidente picconatore</p>
PHOTO KIKA PRESS

Cossiga Francesco, nato a Sassari il 26 luglio 1928, è morto stamane a Roma alle ore 13,18.

QUATTRO COSE
Cossiga, nella storia italiana, è stato quattro cose: ministro dell'Interno, presidente del Consiglio, presidente del Senato, presidente della Repubblica.

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
«Quello di presidente della Repubblica è stato il lavoro più noioso e ingrato che io abbia mai svolto. Il lavoro vero, dolorosissimo, è stato quello di ministro dell'Interno. Il lavoro pesante quello di presidente del Consiglio. Il lavoro divertente quello di presidente del Senato».

DOPPIA K
Ministro dell'Interno dal 1976, in uno dei momenti più difficili della storia del Paese: terrorismo dilagante, comunisti prossimi a diventare il primo partito del Paese, manifestazioni di piazza continue tra cui quella del 13 maggio 1977, indetta per celebrare i tre anni dal referendum sul divorzio e in cui venne uccisa, sul ponte Garibaldi a Roma, Giorgiana Masi. Il suo nome viene scritto sui muri con la K, «Kossiga», e la doppia «s» nella forma grafica delle «S.S.».

IL MURO
Lei ha avuto vari soprannomi: picconatore, Kossiga, Cossino Assassiga... A quale è più affezionato?

«Kossiga Boia, col "k" e le "ss" runiche. L'ho visto scritto sul Muro di Berlino dalla parte democratica. Ho conosciuto il ragazzo che l'ha inventato, è diventato un grandissimo pubblicitario» (a Barbara Romano).

MORO
Rapirono Moro (16 marzo 1978), e Cossiga era per la linea dura, sostenuta da comunisti e democristiani, e avversata da Craxi. Linea dura, cioè: con le Brigate rosse non si tratta. Il 9 maggio il cadavere di Moro, crivellato di colpi, venne trovato nel bagagliaio di una Renault rossa parcheggiata in via Caetani a Roma, a mezza strada tra la sede del Pci (via delle Botteghe oscure) e quella della Dc (piazza del Gesù). A Cossiga i capelli si fecero bianchi, diede subito le dimissioni da ministro dell'Interno, cadde poi in una depressione profondissima dalla quale pareva non si sarebbe mai ripreso.

LA FERMEZZA
«Mi svegliavo di notte urlando che ero stato io ad ucciderlo. Il che era "fattualmente" vero. Ero stato io a rappresentare con durezza la linea dell'intransigenza. E sapevo che la linea dell'intransigenza avrebbe portato quasi certamente all'uccisione di Moro».

AL GOVERNO
Due governi, in realtà, uno dietro l'altro. Nominato da Pertini cadde dopo pochi mesi perché il Parlamento bocciò il decreto anti-inflazione (a quel tempo a due cifre). Formato un nuovo esecutivo, durò fino al settembre 1980 e cadde con un voto passato alla storia: il suo decretone economico, che tra l'altro autorizzava i giapponesi a comprarsi l'Alfa Romeo, fu approvato a scrutinio palese e bocciato poi a scrutinio segreto.

I RECORD
Record di Cossiga: è stato il più giovane sottosegretario alla Difesa, il più giovane ministro dell'Interno, il più giovane presidente del Consiglio, il più giovane presidente della Repubblica. Altri record: diplomato a 16 anni, laureato a 20 (in Giurisprudenza).

DONAT-CATTIN
Durante il primo governo, informò Carlo Donat-Cattin (importante ministro democristiano) del fatto che suo figlio Marco era un terrorista di Prima Linea ricercato dalla polizia. Rischiò di doversi dimettere per questo.

«VENNERO DA ME»
«Vennero da me Virginio Rognoni, che era il ministro dell'Interno, e Flaminio Piccoli, segretario della Dc. Patrizio Peci, il primo pentito del terrorismo, aveva cominciato a parlare. E aveva fatto il nome di Marco Donat-Cattin. Rognoni mi chiese: "Diglielo tu a Donat-Cattin, perché io non ci vado d'accordo"».

E lei?

«Presi su di me la grana. Verificai la notizia con il generale Dalla Chiesa. E avvertii il mio ministro che suo figlio era ricercato. Va detto che non sapevo di quanti e quali reati si fosse macchiato il ragazzo; ignoravo che fosse nel gruppo che aveva assassinato il giudice Alessandrini. E chiesi a Donat-Cattin di dire al figlio di consegnarsi e raccontare tutto quanto sapeva».

Il padre come reagì?

«Scoppiò a piangere».

LA DEPRESSIONE
Eletto presidente del Senato nel 1983. «Per via della depressione, Montanelli mi chiamava "collega". Eravamo in buona compagnia: Roosevelt, Churchill, Dostoevskij, Kafka. C'è chi nasconde la depressione e chi la ammette. Ricordo una battuta di Andreotti. Qualche "amico"... "fratello" democristiano, quando ero candidato alla presidenza del Senato, gli disse: "Ma ci mettiamo a eleggere un depresso?". Andreotti rispose: "Se non avesse avuto la depressione dopo il caso Moro, mi guarderei dal farlo votare perché sarebbe un farabutto"».

MAESTRO
«Da presidente del Senato ero come un maestro di scuola elementare che sgridava i bambini: ti tolgo la parola, siediti altrimenti ti caccio via, tu devi stare zitto e così via. Intendiamoci: un presidente deve fare molta attenzione. Se è bravo, e io ero bravo, dell'assemblea fa quello che vuole».

IL PICCONATORE
Capolavoro politico del segretario della Dc, De Mita, e altro record del nostro uomo: è eletto presidente della Repubblica al primo scrutinio, con il voto dei comunisti. Fu un inquilino del Quirinale assai singolare: silenziosissimo nella prima parte del mandato e poi, negli ultimi anni, improvvisamente e imprevedibilmente loquace: «esternava», come si diceva allora, di continuo, su quasi tutto e spesso in modo non facilmente comprensibile o apparentemente contraddittorio. Eugenio Scalfari, che gli era stato molto amico, andava dicendo in giro (e scrivendo su Repubblica) che il Parlamento avrebbe dovuto interdirlo. La classe politica ne era visibilmente imbarazzata. I giornali presero a chiamare queste sue esternazioni «picconate», dopo la scoperta, da parte del giudice Felice Casson, di una rete militare segreta e parallela, chiamata Gladio, formata da privati cittadini e collegata con la Nato. La Nato pose il segreto di Stato internazionale sulle attività e i fini di Gladio. Cossiga ne difese la legittimità contro tutti, arrivando a esternare quasi ogni giorno, ad avvertire di pericoli che nessuno vedeva, a proferire minacce la cui natura non si capiva, e a invitare il Parlamento a incriminarlo per cospirazione politica. Era il 1991, Gladio (secondo Cossiga «un'organizzazione di patrioti, di brava gente») venne citata anche nel discorso di Capodanno. Solo poche settimane dopo fu arrestato Mario Chiesa e cominciò lo scandalo cosiddetto di Tangentopoli o di Mani pulite, che avrebbe spazzato via Dc, Psi e gli altri partiti della Prima Repubblica.

MATTO
«In realtà io non esterno, io comunico. Io non sono matto, io faccio il matto. È diverso. Io sono il finto matto che dice le cose come stanno» (1991). «Non si spiegavano perché io dicessi certe cose, non si accorgevano che stava franando tutto» (2004).

POLTRONE
Si dimise due mesi prima della scadenza del mandato, fu poi senatore a vita e presidente emerito della Repubblica. Nel febbraio 1998 fondò l'Udr, con Casini, Mastella e Buttiglione. Si disse disposto ad appoggiare Prodi, se questi glielo avesse chiesto ufficialmente. Prodi si rifiutò e cadde. Cossiga appoggiò poi il governo D'Alema, provocando così l'addio di Casini. E piantò lui stesso Mastella, di lì a qualche settimana, dichiarando che i suoi partner erano solo a caccia di poltrone.

SENATORI A VITA
Da ultimo aveva presentato una proposta di legge per la cancellazione dei senatori a vita (tra cui lui stesso). Pochi giorni dopo questa iniziativa, fu portato al Gemelli in gravi condizioni.

MALATO
«Sono stato più volte gravemente malato. E mi hanno fatto ventuno anestesie totali. Sono un malato perfetto. Obbedisco sempre, mi fanno di tutto, non protesto nemmeno per i clisteri. Prendo dodici pillole al giorno». Soffriva anche di vitiligine: «Sono un ipocondriaco gioioso, ho un sacco di malattie, se guarissi da tutte forse ne morirei».

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