DALL'ITALIA14:55 - 17 agosto 2010

La morte in ospedale del presidente-Picconatore e le prime reazioni

Francesco Cossiga è morto alle 13.18

di Matteo Gamba
<p>La morte in ospedale del presidente-Picconatore e le prime
reazioni</p>
PHOTO LAPRESSE

Lunedì 9 il ricovero, oggi la morte, dopo un improvviso aggravamento nella notte. Francesco Cossiga, 82 anni, presidente emerito della Repubblica è morto alle 13.18 di oggi, 17 agosto, al Policlinico Gemelli di Roma.

Dopo un lieve miglioramento ieri (respirava da solo ed era stato staccato dalle macchine), già stamane il bollettino medico lasciava poche speranze, parlando di «un quadro clinico di estrema gravità»ì seguito a «un repentino e drastico peggioramento delle condizioni circolatorie che ha necessitato la ripresa di tutti i supporti vitali». La causa ultima del decesso: «una crisi cardiocircolatoria». All'origine del tutto, un'infezione che, attaccando i polmoni aveva leso il funzionamento dell'apparato circolatorio e respiratorio.

Nato il 26 luglio 1928, ex presidente della Repubblica (dal 1985 al 1992, il più giovane e il più votato), più volte presidente del Consiglio, senatore a vita, Cossiga era stato un «enfant prodige» della Democrazia Cristiana. E un protagonista, a volte controverso della politica italiana, fino agli ultimi giorni ( leggi il ritratto di Giorgio dell'Arti).

La Camera ardente, aperta a tutti, sarà allestita domani, mercoledì, dalle 10 alle 18, nella chiesa dell'università cattolica Sacro Cuore. Niente esequie di Stato: Cossiga ha chiesto funerali privati in Sardegna, a Cheremule (Sassari), con la presenza solo di un picchetto d'onore dei bersaglieri della Brigata Sassari. Sarà sepolto nella sua Sassari, con la bara avvolta nella bandiera italiana e in quella sarda, accanto al padre e alla sorella. Assieme al testamento ha lasciato quattro lettere chiuse, indirizzate rispettivamente al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al presidente del Senato, Renato Schifani, al presidente della Camera, Gianfranco Fini, e al premier Silvio Berlusconi.

A Schifani Cossiga ha scritto: «Fu per me un onore grande servire la Repubblica, a cui sempre sono stato fedele; e sempre tenni per fermo onorare la Nazione ed amare la Patria. Fu per me un privilegio altissimo: rappresentare il Popolo Sovrano nella Camera dei Deputati prima, del Senato della Repubblica quale Senatore elettivo, Senatore di diritto e vita e Presidente di esso; e privilegio altissimo fu altresì servire lo Stato nel Governo della Repubblica quale membro di esso e poi Presidente del Consiglio dei Ministri e infine nell'ufficio di Presidente della Repubblica». Aggiungendo: «Nel mio testamento ho disposto che le mie esequie abbiano carattere del tutto privato, con esclusione di ogni pubblica onoranza e senza la partecipazione di alcuna autorità».

Subito dopo la diffusione della notizia, tra i primi ad inviare le sue condoglianze è stato il Papa Benedetto XVI, che si è detto «profondamente addolorato» e ha annunciato «preghiere per il defunto e vicinanza alla famiglia». «Apprendo con dolore la notizia della scomparsa di Francesco Cossiga», ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, «è stato un grande protagonista della vita democratica del nostro Paese». «Piango un amico carissimo, affettuoso, generoso. Mi mancheranno il suo affetto, la sua intelligenza, la sua ironia, il suo sostegno», ha commentato il premier, Silvio Berlusoni. Sulla stessa linea il presidente del Copasir, Massimo D'Alema, che si trovò nel 1998 a guidare un governo appoggiato dall'Udr, una formazione appena fondata da Cossiga: «Con lui abbiamo avuto momenti di incontro così come di aspri conflitti, vissuti sempre con rispetto reciproco e lealtà. In questi ultimi anni ci ha unito un'intensa amicizia, della quale gli resterò grato». Non ce la fa a commentare invece il senatore a vita Giulio Andreotti, che si dichiara solo «molto addolorato».

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