DALL'ITALIA15:20 - 17 agosto 2010

Sabelli Fioretti: «Ci mancherai Dj K»

Il giornalista, conduttore di Un giorno da Pecora, racconta un lato inedito dell'ex Presidente che è stato un «collega di microfono» lanciando dischi per Radio Due: «Era un narciso che pur di apparire faceva suoi gli sberleffi che gli venivano rivolti»

di Giovanni Audiffredi
<p>Sabelli Fioretti: «Ci mancherai Dj K»</p>

«Ci mancherà Dj K, per noi Francesco Cossiga non era solo il Presidente emerito della Repubblica, era uno caro vecchio zietto che lanciava i dischi in radio con noi». Claudio Sabelli Fioretti, giornalista conduttore con Giorgio Lauro, di Un giorno da Pecora (Radio Due) e autore di due libri-intervista con Cossiga L'uomo che non c'è e Novissime picconate, ricorda così la figura dell'ex Capo dello Stato.

A caldo cosa ricorda di lui?
«Un'immagine del suo studio, un quadro realizzato dalla figlia Anna Maria: un omino bianco e un omino nero, la metafora del dualismo esistenziale del Presidente. Da una parte l'uomo gogliardico, scanzonato, pronto all'autoironia più estrema. Dall'altra il politico irascibile, depresso, capace di scenate furibonde».

È vero che aveva una passione per la tecnologia?
«A casa aveva decine di cellulari. Uno dei suoi scherzi preferiti era dare ai cronisti politici e ai personaggi che incontrava numeri di telefonini di marescialli, uomini della scorta, autorità militari. La gente chiamava e cercava Cossiga. Nella mia agenda ci sono almeno 20 numeri di Cossiga. Seduto alla scrivania si collegava con il mondo, radio, linee telefoniche dirette con il Viminale, sembrava una centrale operativa piena di microfoni e baracchini».

Era noto per essere un gran burlone...
«Più che altro imprevedibile. Per lui io ero Carciofo e Lauro, Cipolla. Quando veniva in radio a trovarci, magari si presentava con qualche alto dirigente Rai per farci paura».

Come era nato il personaggio di «Dj K»?
«Un giorno nel continuo sfotterci reciprocamente gli diciamo: "Avanti Presidenti lanci lei lo stacco musicale". Lui fu bravissimo, ci lasciò di stucco. Allora cominciammo a dirgli se voleva fare il Dj. Ma non potevamo chiamarlo Dj Francesco (c'era già Facchinetti). Ci scappo di bocca «Dj K», pensammo ad una gaffe. Invece lui impazzì di gioia. E non smise più».

Nei giorni trascorsi insieme per scrivere i suoi libri che «omino» ha conosciuto?
«Sempre quello simpatico. Quando arrivava l'altro, il nero, me la davo a gambe perché era terribile. Di Cossiga ricordo lo straordinario narcisismo, gli piaceva trasformarsi in un uomo di spettacolo. S'impadroniva degli sberleffi che gli venivano rivolti, li ha addirittura collezionati in un libro. Delle scritte insultanti sui muri fuori dall'ospedale, avrebbe riso fiero e di gusto. Pur di apparire era capace di intavolare delle dissacranti discussioni sulle sue pecche e i suoi peccati».

Cosa non si è mai perdonato della sua vita politica?
«Certamente il caso Moro. Lo ripeteva spesso: "La morte di Moro è colpa mia". Per il resto era un grande vecchio che alla fine andrebbe perdonato».

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Fonte[ Vanity Fair ]

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RISULTATI
riccardo 73 mesi fa

...come sempre il "vecchio zietto" Claudio è riuscito a riassumere i sentimenti di chi come noi, "vecchi" sinistrorsi, ricordando le barricare a volte insormontabili di fronte al "Kossiga pensiero", non dimenticano il lato profondamente umano e di "uomo dell stato" dei quali la vita di Francesco è stata adornata. ciao, caro vecchio "onorevole avversario" DJ K, buon riposo

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