DALL'ITALIA13:21 - 02 agosto 2010

Milano, metti una sera al Corvetto col coprifuoco

Un giornalista cerca di mangiare qualcosa verso mezzanotte. Ma ormai nella zona è tutto buio e chiuso

di Francesco Segoni
<p>Milano, metti una sera al Corvetto col coprifuoco</p>

Metti una coppia di residenti milanesi, dirigente d'azienda lei, giornalista lui. Vivono in zona Corvetto, quella a cui lo zelo dell'amministrazione comunale, mai sazia di severità, ha imposto il coprifuoco serale.

Metti che una sera vadano ad assistere a uno spettacolo a teatro o a vedere un film al cinema all'aperto, e che, lavorando entrambi fino a sera, non abbiano tempo di cenare prima dell'inizio dello spettacolo. "Ciao tesoro, ci vediamo davanti all'ingresso alle nove meno un quarto, d'accordo?". E dall'ufficio, dalla redazione, eccoli direttamente in sala. E poi, come spesso succede, lo spettacolo finisce sul tardi, si esce in coda dalla sala, si torna alla macchina, e in un attimo è mezzanotte. E i due sentono, anzi: sentiamo, perché tanto vale dire che sto parlando di me stesso e di mia moglie, un buco nello stomaco che ormai è una voragine.

Sembrerebbe la cosa più banale del mondo, di un mondo libero, poter decidere di mangiare qualcosa. È tardi, lo so, ma come si diceva è stato lo spettacolo a finire tardi. E in nome della produttività, in omaggio al nostro ruolo di lavoratori scrupolosi, abbiano rinunciato a uscire presto dall'ufficio per mangiare prima.

Ecco, fino a un paio di giorni fa non c'erano problemi. Perché in zona Corvetto, dalle parti di casa nostra, era facile trovare da mangiare. C'è un venditore di kebab di fianco al portone di casa, un ragazzo simpatico con cui chiacchiero della Cappadocia, che lui, turco, non ha mai visto e io, italiano, gli descrivo. Ha scelto di tifare Inter perché Milano ormai è casa sua. Da quando poi ha scoperto che conosco e apprezzo i borek, inoltini vegetariani a base di erbe e formaggio, me ne regala sempre un paio.

Oppure possiamo prendere una pizza di fronte a casa e portarla su da noi, magari con una birra, da sorseggiare sul divano. Siamo di casa in quella pizzeria. Proprietario, pizzaiolo e camerieri sono egiziani. Fanno anche pizze chiamate "Sfinge" o "Piramidi", ma noi non ci siamo mai sentiti in vena: alla fine torniamo sempre alla solita diavola, o a una margherita.
Mia moglie apprezza anche la rosticceria cinese, sempre accanto al portone di casa, dal lato opposto rispetto al kebab. Io un po' meno, perché amo la cucina cinese ma sono un po' snob, lo ammetto, e sono pochi i ristoranti cinesi che trovo soddisfacenti.


Insomma fino a poco tempo fa le alternative non mancavano. Fino a poco tempo fa. Perché adesso, grazie al coprifuoco, uscendo dalla fermata della metro, o dopo aver parcheggiato la macchina sotto casa, troveremo tutto chiuso. Un quartiere che difficilmente sarà più tranquillo o più sicuro, sicuramente più buio e più morto.


Cara signora Moratti, chiunque abbia dato anche solo un'occhiata fuggevole a un negozio di kebab vede, con tutta ovvietà, che non è il genere di posto dove andarsi a ubriacare. Né dove fare, mi perdoni il termine, casino. Capisco la legittima richiesta, da parte dei residenti di un quartiere, di tranquillità. Capisco la doverosa attenzione, da parte di un'amministrazione comunale, verso il controllo di ciò che succede all'intero di quell'entità - ormai tra il sacro e il mitologico - che è il territorio. Ma qui state prendendo un granchio enorme. Perché con le gang che si sfidano a coltellate, con la delinquenza, con il rumore e l'alcolismo, pizzerie e kebab non c'entrano proprio niente. Dopo una cert'ora sono posti, semmai, un po' noiosetti, semivuoti, dove di tanto in tanto passano clienti come me e mia moglie. Quarantenni che hanno fatto tardi in centro, ragazzi che tornano da un concerto, oppure qualcuno che vuole mangiare un boccone veloce ed economico - e per quanto mi riguarda buonissimo, ma sui gusti non voglio discutere - in tutta tranquillità.


Senza considerare che anche senza volerlo, questi posti di fatto rendono un servizio alla sicurezza, altro che creare problemi! Infatti sono gli unici posti, su Corso Lodi, dove si può trovare una luce accesa e un po' di gente dopo le 22. Sono posti che fanno sentire più sicura una donna come mia moglie, quando va in piscina la sera e torna a casa con il buio. Se quelle saracinesche fossero abbassate, se non ci fossero i volti noti del ragazzo turco dei kebab e dei camerieri egiziani della pizzeria, mia moglie si sentirebbe meno sicura nel camminare per le poche centinaia di metri che separano la piscina da casa. E prendere l'auto per fare quel breve tratto, mi perdoni signora Moratti, in tempi di traffico, caos-parcheggi, ecopass e fritto misto di gas nocivi sarebbe quanto meno offensivo, non trova?


Ci ripensi, caro Sindaco. Visto che sembra ben disposta a missioni in incognito, venga a dare un'occhiata. Capisco la preoccupazione Sua, e dei residenti, per il rischio del diffondersi di droghe, alcol, violenza. Ma sono altri i luoghi, altri i locali, altre le misure utili. Il kebab e la pizza, impastata da mani egiziane o meno, non c'entrano proprio niente.

 

SIETE A MILANO D'AGOSTO? CHE PENSATE DI QUELLO CHE VI OFFRE LA CITTA'?

 

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RISULTATI
gchicchina 76 mesi fa

Forse agosto è l'unico mese in cui milano possa considerarsi una città vivibile: niente traffico, meno smog. peccato però i disagi legati alle chiusure: bar, pizzerie, farmacie... è tutto chiuso per chi non vive nel raggio d'azione del centro città (=Duomo). Ci salvano i supermercati, altrimenti... Onestamente sono disposta a fare qualche chilometro un più per i miei approvvigionamenti, ma la città, così, è una pace!

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