DAL MONDO12:18 - 02 agosto 2010

Se la mamma lavora, il figlio non soffre

Lo rivela la Columbia University School of Social Work, che ha fatto uno studio su mille ragazzi in 10 aree geografiche diverse. Per scoprire che le donne, anche con bambini piccoli, è meglio abbiano un'attività. Siti come Netmums e Mumandworking si sono riempiti delle reazioni delle giovani mamme

di Lavinia Farnese
<p>Se la mamma lavora, il figlio non soffre</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Il vento ha girato: i figli della mamme che lavorano, crescono più felici di quelli delle mamme che stanno a casa. E le donne devono liberarsi dai sensi di colpa, perché, di questi tempi, a essere mamme casalinghe non impegnate in un'attività, «s'instaura col bambino un pericoloso rapporto carceriere-carcerato».

Lo dice la Columbia University School of Social Work, che ha fatto uno studio su mille ragazzi in 10 aree geografiche diverse. E scoperto che è meglio che le mamme lavorino: perché non passeranno tanto tempo insieme ai propri bambini, ma in compenso guadagnano, e quindi favoriscono una vita più agiata, più cure mediche in caso di necessità, e un mutuo meno dilatato negli anni.

Appena uscita la ricerca, siti come Netmums e Mumandworking si sono riempiti delle reazioni (e dei sospiri di sollievo) delle giovani mamme, ormai divise tra pargoli e lavoro.

Solo nel 2008, un dossier dell'Unicef consigliava alle madri di non lasciare i propri bambini per i primi 12 mesi di vita. L'Istituto per le Ricerche Sociali ed Economiche dell'Università dell'Essex, addirittura allungava il termine ai primi tre anni di vita. Se no, ne avrebbe risentito l'apprendimento del piccolo, che sarebbe stato più lento e difficoltoso.

Leggi anche:

>> Gwyneth Paltrow: che angelo (azzurro) di mamma

>> Federica Pellegrini: «Sarò una mamma giovane»

VAI ALLA PAGINA DI NEWS

 


Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).