DAL MONDO08:53 - 24 agosto 2010

Iran: sulla lapidazione di Sakineh interviene Carla Bruni

La premiere dame francese ha chiesto alle autorità iraniane di perdonare Sakineh Ashtiani, condannata a morte per lapidazione. L'ex indossatrice rassicura la donna con una lettera e le fa sapere che lei e la Francia faranno di tutto per difenderla.

di Greta Privitera
<p>Iran: sulla lapidazione di Sakineh interviene Carla Bruni</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Anche Carla Bruni, la moglie del presidente francese Nicolas Sarkozy, si schiera  a fianco di Sakineh Mohammadi-Ashtiani, l'iraniana di 43 anni condannata alla lapidazione perché giudicata colpevole di «aver avuto rapporti illeciti» con due uomini che non erano suo marito.

I giudici iraniani non hanno precisato che rapporti siano stati, né tengono conto che il marito di Sakineh è morto: per loro è adultera e complice nell'omicidio dello sposo. La donna ha confessato, ma la sua è un'ammissione strappata dopo 99 frustate. Più che un'ammissione in realtà sembra il disperato cedimento di un essere umano al dolore, non certo una prova accettabile.

«Dal fondo della vostra cella, sappiate che mio marito difenderà la vostra causa senza sosta e che la Francia non vi abbandonerà», scrive la  premiere dame. «Come si può tacere davanti alla notizia della sentenza che è stata pronunciata contro di voi? Spargere il vostro sangue, privare due bambini di una madre, ma perché? Perché avete vissuto, perché avete amato, perché siete una donna, un'iraniana? Con tutta me stessa mi rifiuto di accettarlo», conclude Carla Bruni.

L'Italia fa la sua parte, grazie al sito di Repubblica, dove le firme per la liberazione di Sakineh erano ieri sera oltre 16mila, che si aggiungono alle 200mila raccolte dalla campagna internazionale Freesakineh.org. Fra i firmatari si schierano intellettuali come Edgar Morin o Salman Rushdie, personaggi dello spettacolo come Gwyneth Paltrow o Yoko Ono, imprenditori come Richard Branson e politici come Michael Bloomberg o l'ex presidente brasiliano Fernando Henrique Cardoso, e il premio Nobel iraniano Shirin Ebadi.

Ma il regime di Teheran sembra poco disponibile a rivedere la sentenza: Mohammad Mostafei, l'avvocato di Sakineh, ha dovuto fuggire in Norvegia, mentre tre suoi familiari sono stati arrestati.

 

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