DALL'ITALIA16:49 - 28 agosto 2010

Lite in sala parto, mamma e figlio stanno meglio

La donna è uscita dalla prognosi riservata, il piccolo respira da solo

di staff Style.it
<p>Lite in sala parto, mamma e figlio stanno meglio</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Migliorano le condizioni di salute di Laura Salpietro, 30, anni e del figlio Antonio, nato nel Policlinico di Messina durante un diverbio finito alle mani tra due medici in sala parto, che avrebbero litigato su chi doveva fare il taglio cesareo.

La donna, alla quale è stato asportato l'utero per via di una emorragia è uscita dalla prognosi riservata. Migliora anche il piccolo Antonio che ora respira da solo, troppo presto per accertare eventuali danni cerebrali.

Era andato tutto storto in quella sala parto dell'ospedale di Messina, dove una donna trentenne era entrata per dare alla luce il suo primo figlio. Mentre la puerpera era in pieno travaglio è scoppiata una lite tra due ginecologi. Una rissa violenta, sono volati calci e pugni, una finestra si è rotta. E intanto le condizioni della mamma e del piccolo si sono aggravate e si è reso necessario un cesario d'urgenza.


Ma tutto allora va ancora più storto: il piccolo va due volte in arresto cardiaco, la mamma un'ora dopo il parto ha un'emorragia e deve essere operata una seconda volta, per l'asportazione dell'utero. Un incredibile episodio di malasanità quello che si è verificato giovedì scorso a Messina. Il marito 37enne della paziente, Matteo Molonia, ha presentato una denuncia ai carabinieri, la Procura ha già aperto un'inchiesta e i due medici sono stati sospesi dal servizio.

A innescare il litigio tra i due medici - uno il curante della donna, l'altro un ospedaliero - sarebbe stato, secondo la direzione dell'ospedale, «un trattamento terapeutico iniziato dal medico più giovane, all'insaputa del collega più anziano». Secondo il marito della donna, a scatenare il diverbio degenerato in zuffa, sarebbe stata la proposta del medico curante che accompagnava la donna di effetturare immeditamente un cesareo, mentre l'altro propendeva per il parto naturali.

In pochi minuti il finimondo. Il medico di turno in ospedale si è scagliato verbalmente contro il ginecologo della signora urlando:  «Tu non sei nessuno, fino a quando ci sono io, non ti puoi permettere di operare nessuno senza il mio consenso». Dalle minacce i due sono arrivati alle mani, il medico ha preso per il collo il collega e lo ha sbattuto contro il muro. Il ginecologo ha reagito sferrando un pugno contro una vetrata che è andata in frantumi, e si è ferito alla mano sinistra. Intanto la donna attendeva di partorire, mentre altri medici ed infermieri tentavano di riportare la calma. Il tracciato cardiaco del bambino ha mostrato un preoccupante abbassamento della frequenza cardiaca, e i medici hanno deciso di effettuare il taglio cesareo per tentare di salvarlo.

Al papà i medici hanno detto che era tutto a posto, che moglie e figlio stavano bene, ma un'ora dopo il parto il ginecologo di famiglia lo ha avvertito che le condizioni della moglie erano peggiorate per via di una copiosa emorragia. La donna è stata operata d'urgenza per l'asportazione dell'utero. Il neonato è stato trasferito in Terapia intensiva: entrambi sono in prognosi riservata, anche se le condizioni della donna sarebbero in miglioramento.

«Siamo molto rammaricati, ho sospeso i due medici dall'attività ambulatoriale», ha spiegato il professor Domenico Granese che però esclude un nesso tra quanto accaduto e le condizioni della paziente e del neonato. Per il medico «quello che hanno fatto è grave, ma ci tengo a precisare che la donna è stata male non per la lite o per un eventuale ritardo negli interventi da parte dei medici. Non c'è alcun rapporto tra la lite e le complicazioni della donna che sono sorte a prescindere da quello che è accaduto».

«Ho giá predisposto una richiesta di relazione su quanto accaduto al Policlinico di Messina, da inviare all'assessore regionale alla Sanitá della Sicilia e al direttore generale del Policlinico messinese. Serve fare luce al più presto, perchè se quello che sta emergendo è la verità ci troviamo di fronte a un caso di malaciviltà», ha spiegato Leoluca Orlando, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori sanitari.

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RISULTATI
elena 76 mesi fa

è una vergogna che succedano queste cose idiote mentre una donna e suo figlio sono in pericolo di vita!!se al posto di quella donna ci fossero state le loro mogli e i loro figli??..siete la vergogna dell'italia e non solo!dei medici che rispettano il giuramento di ippocrate!!voi siete solo dei macellai assassini!!fate schifo!!..invece che dare sicurezza ci uccidete per il vostro orgoglio!..basta mi fermo sennò non smetto più..ma non preoccupatevi la pagherete..

wendalin 76 mesi fa

che vergogna!!!!due medici che dovrebbero collaborare in sintonia e assicurare la buona riuscita dell'operazione...in questo caso un parto....litigano????.ma quale sanità???ma quale medico???sono molti quelli che andrebbero completamente sospesi...mi auguro che il buon Gesù ,LUI che può ogni cosa operi per la mamma e per il piccolo antonio..... un abbraccio a tutti i familiari...e soprattutto al papà.....

Flower 76 mesi fa

il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario, e fra l'altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi. Ciò che io possa vedere o sentire durante il mio esercizio o anche fuori dell'esercizio sulla vita degli uomini, tacerò ciò che non è necessario sia divulgato, ritenendo come un segreto cose simili. E a me, dunque, che adempio un tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell'arte, onorato degli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro. Malasanità e malaciviltà, una donna non potrà più avere figli, un bambino spera di crescere sano e stare bene e un neopapà non sa ancora come cambierà la vita di tutti loro da oggi. In tutto questo il giuramento di ippocrate è diventato un giuramento ipocrita.

Flower 76 mesi fa

Giuro per Apollo medico e Asclepio e Igea e Panacea e per gli dei tutti e per tutte le dee, chiamandoli a testimoni, che eseguirò, secondo le forze e il mio giudizio, questo giuramento e questo impegno scritto: di stimare il mio maestro di questa arte come mio padre e di vivere insieme a lui e di soccorrerlo se ha bisogno e che considererò i suoi figli come fratelli e insegnerò quest'arte, se essi desiderano apprenderla; di rendere partecipi dei precetti e degli insegnamenti orali e di ogni altra dottrina i miei figli e i figli del mio maestro e gli allievi legati da un contratto e vincolati dal giuramento del medico, ma nessun altro. Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio; mi asterrò dal recar danno e offesa. Con innocenza e purezza io custodirò la mia vita e la mia arte. Non opererò coloro che soffrono del male della pietra, ma mi rivolgerò a coloro che sono esperti di questa attività. In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il

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