DAI PALAZZI10:35 - 30 agosto 2010

Lite in sala parto, «Voglio vedere mio figlio»

La Procura di Messina ha iscritto nel registro degli indagati i due ginecologi protagonisti della lite nella sala parto del Policlinico e il responsabile dell'unità operativa di ostetricia e ginecologia.

di Greta Privitera
<p>Lite in sala parto, «Voglio vedere mio figlio»</p>
PHOTO AP/LAPRESSE

Migliorano le condizioni di salute di Laura Salpietro, 30 anni e del figlio Antonio, nato nel Policlinico di Messina durante un diverbio finito alle mani tra due medici in sala parto, che avrebbero litigato su chi doveva fare il taglio cesareo. Sulla vicenda ora indaga la Procura di Messina, mentre il Policlinico, che ha sospeso i due medici, ha aperta un'inchiesta interna, in attesa dell'arrivo degli ispettori dell'assessorato regionale alla Salute. Il ministro alla Salute Ferruccio Fazio è giunto questa mattina al Policlinico. Nel corso della visita dell'esponente di governo che ha già disposto un'ispezione, è previsto un incontro con la giovane donna.

Cinque gli indagati: i due ginecologi protagonisti della lite, Antonio De Vivo, ginecologo di fiducia della partoriente, e Vincenzo Benedetto, ginecologo di turno quella mattina, divisi sulle modalità di procedere; il direttore dell'unità operativa e i due chirurghi che hanno effettuato il cesareo.
Lesioni personali colpose e omissioni le ipotesi avanzate in questa prima fase dell'indagine dal sostituto procuratore Federica Rende che sul caso ha avviato un'inchiesta. Si sta cercando di chiarire se esista un nesso tra l'episodio del litigio tra i medici e le complicazioni avute dalla donna e dal bambino dopo il parto.

«E' avvilita», spiega il marito, «si sente una donna deturpata per l'asportazione dell'utero. Non riesce ad accettare l'idea che non potremmo avere altri bambini». E ora Laura vuole vedere suo figlio e il marito cerca di accontentarla come può. Le ha portato le foto e un filmato del piccolo Antonio, fatte con il telefonino . Eppure appena Laura ha visto entrare il marito, ha afferrato il telefonino e lo ha cacciato fuori dalla stanza. «È in una fase difficile e sta scaricando su di me la sua rabbia. Mi ritiene responsabile di tutto il clamore dato alla vicenda. Non ha ancora capito che se non avessi chiamato subito i carabinieri sarebbero morti lei e il bambino».

Laura Salpietro, a cui è stata asportata parte dell'utero in seguito a un'emorragia post-parto, non si trova più in prognosi riservata e potrebbe essere dimessa nelle prossime ore, mentre il piccolo Antonio Molonia, ricoverato in coma farmacologico presso la Terapia intensiva, non è più intubato, ha fatto registrare dei progressi e la respirazione è migliorata.


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