DALL'ITALIA08:30 - 15 settembre 2010

Peschereccio, i libici mitragliavano. I nostri finanzieri sottocoperta

Indaga il viminale e la Procura di Agrigento. La sparatoria non ha avuto conseguenze. C'erano anche sei militari italiani della Guardia di Finanza. La notizia è stata diffusa dal Comando generale del Corpo

di Greta Privitera
<p>Peschereccio, i libici mitragliavano. I nostri finanzieri
sottocoperta</p>
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Quando i libici hanno cominciato a sparare contro il peschereccio «Ariete» i militari della Guardia di finanza sono scesi sottocoperta. È l'ultimo dettaglio che emerge dai primi atti raccolti dai funzionari del Viminale incaricati di accertare che cosa sia accaduto domenica pomeriggio e stabilire se le procedure siano state rispettate.

IL MINISTRO DEGLI ESTERI FRATTINI
A bordo della motovedetta libica che domenica sera ha sparato contro un peschereccio di Mazara del Vallo c'erano sei militari italiani della Guardia di Finanza. «Certamente c'era un militare della Guardia di Finanza e del personale tecnico delle Fiamme Gialle», aveva spiegato in precedenza il ministro degli Esteri Franco Frattini, «come è stabilito dall'accordo originario italo-libico firmato nel 2007 dal governo Prodi e integrato da Maroni nel 2009. Ma il comando è degli ufficiali libici, i nostri uomini non hanno ovviamente preso parte all'operazione. Il comandante libico», ha aggiunto Frattini, «ha ordinato di sparare in aria, poi invece è stata colpita l'imbarcazione. Oggi a seguito dell'azione della nostra ambasciata il comandante generale della guardia costiera libica ha espresso le sue scuse alle autorità italiane per l'accaduto».

MONSIGNOR MOGAVERO
«Assistiamo a una vera e propria inerzia del governo italiano»: così il vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero, presidente del Consiglio Cei per gli Affari giuridici, commenta la vicenda del motopeschereccio siciliano bersagliato dai colpi di una motovedetta libica. «Quello che preoccupa molto - ha detto all'Ansa mons. Mogavero - è che non ci sia nessuna iniziativa politica che metta mano quanto meno ad affrontare la questione della competenza circa le acque del Mediterraneo». «Noi siamo molto preoccupati - aggiunge - per la facilità con cui si mette mano alle armi e si attenta alla vita delle persone».

IL MINISTRO DEGLI INTERNI MARONI
L'imbarcazione dalla quale sono partiti i colpi è una delle sei, appartenenti alle Fiamme Gialle, che il governo italiano ha consegnato alla Libia nell'ambito dell'accordo per contrastare l'immigrazione clandestina. Tutte e sei le motovedette battono bandiera libica e sono ora a tutti gli effetti mezzi navali del Paese nordafricano. L'accordo prevede che per un periodo i nostri militari svolgano sulle motovedette la funzione di osservatori e consulenti tecnici. Sulla vicenda del peschereccio mitragliato il ministro dell'Interno Maroni ha disposto l'apertura di un'inchiesta per accertare se emerga un'utilizzazione dei mezzi donati dall'Italia alla Libia non coerente con le previsioni del Trattato firmato nel 2007.

«Penso che si sia trattato di un incidente grave, ma pur sempre un incidente: quello che è successo l'altro ieri sera è un fatto che non doveva accadere e la Libia si è scusata». Lo ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, dai microfoni di Mattino 5.

L'imbarazzo che si respira al Viminale non basterà a rovinare i rapporti con la Libia, ma certo quanto accaduto ieri riapre in maniera forte le polemiche sull'accordo siglato dal governo italiano con il colonnello Gheddafi.

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