DALL'ITALIA09:56 - 28 settembre 2010

Mamma in coma: è attaccata alle macchine perché nasca la sua bambina

Succede al Sant'Anna di Torino

di Lavinia Farnese
<p>Mamma in coma: è attaccata alle macchine perché nasca la sua
bambina</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Da un mese se ne sta nel reparto di Rianimazione dell'ospedale Sant'Anna di Torino, attaccata a un monitor e a un respiratore, come potesse da un momento all'altro risvegliarsi dal coma. Che invece, per lei, Edil, 28 anni, somala, cinque figli, venuta in Italia dall'Africa per provare (invano) a combattere un cancro al cervello, è irreversibile. E' morta da un mese, da agosto. Da allora, la tengono intubata alle macchine perché «è l'unico modo per cercare di salvare il feto» che porta in grembo, di far venire al mondo la sua bambina che, alla 28esima settimana continua a crescere, e con i suoi 800 grammi è troppo grande per un aborto, e troppo piccola per nascere.
La sua storia, la racconta La Stampa. Il marito Issa Muhyaddin Jimcaale continua a chiedere se soffre, e promette che la figlia la chiamerà come lei. I medici rinviano il parto cesareo più che si può, perché «ogni ora in più nel grembo della madre sarà per lei un beneficio». Ma si potrebbe averne un bisogno all'improvviso. Per questo la stanza di Edil è stata trasformata in una sala operatoria. Solo dopo il parto, il medico legale firmerà la dichiarazione di morte.


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