DALL'ITALIA16:31 - 29 settembre 2010

Il discorso di Berlusconi (e il sì della Camera), spiegato da Giorgio Dell'Arti

Alla Camera, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha pronunciato l'atteso discorso dei «cinque punti», per verificare la consistenza della maggioranza. Ha accuratamente evitato i punti che avrebbero potuto mettere in forse il «sì» dei 35 deputati finiani. Ecco il suo intervento per una seduta che alla fine ha portato al voto di fiducia, ottenuta dal governo con 342 sì.

di Giorgio Dell'Arti
<p>Il discorso di Berlusconi (e il sì della Camera), spiegato da
Giorgio Dell'Arti</p>
PHOTO GETTY IMAGES

Alla Camera, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha pronunciato l'atteso discorso dei «cinque punti», per verificare la consistenza della maggioranza. Ha accuratamente evitato i punti che avrebbero potuto mettere in forse il «sì» dei 35 deputati finiani. Ecco il suo intervento per una seduta che alla fine ha portato al voto di fiducia, ottenuta dal governo con 342 sì.

«NO ALLA CONTRAPPOSIZIONE». Berlusconi ha cominciato chiedendo una tregua. «Non ci può essere mai contrapposizione tra il Parlamento e il Governo» ha detto il premier in apertura del discorso a Montecitorio. Poi ha citato Piero Calamandrei, «che condivido in tutte le sue parti», e ha ricordato la necessità del rispetto delle idee politiche altrui e il rispettivo riconoscimento di maggioranza e minoranza.

57 MINUTI Il premier, che compie 74 anni oggi come Bersani (che ne fa 59), s'è presentato in grigio scuro, camicia azzurra, cravatta blu. Ha preso la parola alle 11 e ha parlato per 57 minuti. In aula c'erano tutti i ministri: alla sua destra Frattini, a sinistra Tremonti, dietro Calderoli, davanti Letta. Sopra di lui, a presiedere, Fini, il«nemico».

«NO AI COMPROMESSI» Berlusconi ha aperto il suo intervento con un appello alla coesione: «Per l'Italia nel 2008 si apriva una stagione di grandi speranze e auspicate riforme. Dobbiamo ripartire senza compromessi al ribasso ciascuno deve fare la sua parte con senso di responsabilità e praticando il rispetto dell'avversario al posto della faziosità». Poi: superare «il clima da guerra fredda» e «il linguaggio infarcito di odio» che «spesso ha armato la mano dell'eversione». È necessario - ha aggiunto - ritrovare unità, la stessa coesione che ha appoggiato l'impegno dei militari italiani all'estero. A questo punto, e solo a questo punto - trattandosi dei nostri soldati - anche le opposizioni hanno applaudito (Pdl e Lega hanno applaudito 50 volte).

RISULTATI Il premier ha poi ricordato i risultati ottenuti dall'esecutivo fino a ora (le famiglie aiutate durante la crisi economica con la politica «di rigore e di credibilità», l'aver rilanciato il ruolo dell'Italia nell'Unione Europea e sulla scena internazionale, la lotta alla criminalità ecc.), quindi, 18 minuti dopo l'inizio del suo intervento, è passato ai cinque punti programmatici (federalismo fiscale, giustizia, meridione, riforme istituzionali e fisco).

«NESSUNA DIVARICAZIONE TRA NORD E SUD» Il federalismo fiscale è «uno dei pilastri della coalizione alla quale gli italiani hanno dato la responsabilità di guidare il paese». «Non prevede la benché minima ipotesi di divaricazione tra Sud e Nord», sarà invece «la cerniera unificante del Paese, a vantaggio di tutte le aree e soprattutto del Sud». Grazie al federalismo fiscale, «attuato senza nessun aggravio», gli italiani «dovranno poter usufruire di servizi pubblici di uguali livelli e qualità su tutto il territorio nazionale».

«RIFORMA COMPLESSIVA DELLA GIUSTIZIA» L'obiettivo del governo rimane la lotta all'evasione fiscale e la riduzione della pressione fiscale: «Senza creare deficit il governo intende intervenire entro la legislatura al varo di nuove norme su famiglia, lavoro, ricerca». Quanto alla giustizia, la riforma è «una priorità per il Paese». Sarà «complessiva, riguarderà la giustizia sia civile sia penale» e dovrà garantire «parità tra accusa e difesa per una maggiore tutela delle vittime e una maggiore garanzia degli indagati». Il Consiglio superiore della magistratura, ha proseguito Berlusconi, sarà diviso in due organismi separati, «uno per i magistrati inquirenti e uno per quelli giudicanti con il rafforzamento della separazione delle carriere». A tutela dei cittadini sarà rafforzata l'attenzione sulla «responsabilità civile dei magistrati che sbagliano». Il capo del governo ha parlato anche di «uso politico della giustizia», «elemento di squilibrio tra ordini e poteri dello Stato». Poi ha annunciato maggiori risorse per la giustizia e un piano di smaltimento delle cause pendenti. Nessun riferimento al processo breve.

«NESSUNO HA COMBATTUTO LA MAFIA COME NOI» A proposito di sicurezza e di lotta alla criminalità Berlusconi ha ricordato che il governo ha dato all'Italia «la normativa antimafia più efficace al mondo», che ha reso possibili operazioni e arresti «come mai ne sono stati realizzati prima». «Alla mafia sono stati inferti moltissimi colpi». «Anche ai giudici...», ha urlato allora Furio Colombo del Partito Democratico. Fini l'ha richiamato all'ordine. Quando il premier ha parlato di «sinergia» tra l'esecutivo, le forze dell'ordine e la magistratura («finalmente una grande squadra che si chiama Stato»), Tremonti ha fatto cenno ai colleghi del Pdl di alzarsi in piedi ad applaudire. Poi ha scherzosamente detto: «Stato di Polizia...».

«21 MILIARDI AL MEZZOGIORNO» Come promesso ai deputati del Mezzogiorno, nel suo intervento alla Camera Berlusconi ha fatto molti riferimenti al Sud. Il premier ha assicurato che saranno completati al più presto moltissimi tratti stradali e autostradali («i ritardi sono colpa del governo delle sinistre») e che la Salerno-Reggio Calabria sarà pronta entro il 2013. Gli interventi «saranno triplicati», con investimenti «per circa 21 miliardi di euro, pari al 40% di quelli totali». I deputati del Pd ridevano, le risate sono diventate ancora più forti quando Berlusconi ha detto che a breve partiranno i lavori per il ponte sullo Stretto di Messina. Il Pdl ha accompagnato questa parte del discorso applaudendo incessantemente.

LE DIFFICOLTA' Dopo i cinque punti Berlusconi ha parlato delle difficoltà politiche della maggioranza: «Perché nonostante questi risultati - ha detto - sono sorte all'interno della maggioranza distinzioni e divergenze che hanno condotto alcuni parlamentari del Pdl a formare un nuovo gruppo parlamentare?». Le polemiche, però, ha proseguito il premier, «non hanno intaccato la validità di questo progetto»: i prossimi tre anni di legislatura serviranno per «completare le riforme istituzionali», su cui già ci sarebbero ampie convergenze. «Occorre moltiplicare l'impegno comune per concludere la legislatura - ha concluso Berlusconi- Non ci sono le condizioni per un'alternativa che rispetti la volontà popolare e il funzionamento di un parlamento democratico».

IL VOTO Fini ha annunciato che il suo gruppo voterà sì alla fiducia («sì inevitabile» ha detto), ma sulla giustizia «occorrerà verificare come verranno concretamente tradotte in iniziative legislative le parole del presidente del Consiglio». Bersani ha definito il discorso del premier «incommentabile», Di Pietro ha detto che Berlusconi «si è dimostrato quel che è, un serpente a sonagli che racconta una storia del Paese diversa da quel che è», Casini ha parlato di «discorso da primo giorno di scuola».

L'AULA In aula Fini e Berlusconi non si sono parlati. Tra loro nemmeno un'occhiata. A chi prima di entrare gli ha chiesto se avrebbe fatto gli auguri di buon compleanno al premier, Fini ha risposto: «Fare gli auguri ai deputati non rientra tra le prerogative del presidente». In aula, nelle tribune stampa e del pubblico c'era il tutto esaurito. 150 i giornalisti accreditati. Bruno Vespa è arrivato col binocolo perché, ha spiegato, «le parole le puoi sentire o leggere, le facce no, quelle devi vederle». Come non succedeva da tempo affollata anche la tribuna riservata al corpo diplomatico.

LA ROTTURA La rottura tra Berlusconi e Fini è stata il tormentone politico degli ultimi mesi. Cominciata in primavera con le critiche del presidente della Camera al premier soprattutto sui temi della giustizia, del federalismo e della gestione del partito, è culminata con lo scontro ripreso dalle telecamere alla Direzione nazionale del Pdl il 22 aprile, poi con la espulsione di Fini dal partito di cui era cofondatore il 29 luglio e infine con il discorso dello stesso Fini alla Festa tricolore di Mirabello il 5 settembre («Il Pdl non esiste più»).

GLI ULTIMI MESSAGGI L'ultimo confronto, sia pure indiretto, tra il premier e il presidente della Camera era stato sabato scorso. Berlusconi si era rivolto ai Promotori della libertà (i sostenitori del Pdl) con un audiomessaggio: «In questi giorni l'immagine che dà di sé la politica è davvero un disastro, è molto peggio del teatrino di sempre, del teatrino delle chiacchiere, degli insulti, delle falsità. Meglio lasciar perdere. Fuori da questo teatrino, il nostro governo invece, il governo del fare, ha continuato a lavorare in silenzio su cose concrete, nell'interesse di tutti gli italiani». Fini aveva diffuso attraverso i siti internet di Generazione Italia, Libertiamo e il Secolo d'Italia un messaggio, atteso per tutto il giorno, in cui dopo aver definito la situazione politica «deprimente» e lanciato varie frecciate a Berlusconi, gli aveva chiesto una tregua («è ora di fermare il gioco al massacro») per tornare a pensare al bene del Paese portando a termine la legislatura.

IL NUOVO PARTITO Al termine dell'intervento di Berlusconi alla Camera, durante una riunione del gruppo Futuro e libertà per l'Italia (Fli), Fini ha annunciato la convocazione di tutti i parlamentari di Fli (44 tra deputati e senatori al 5 settembre, giorno dell'intervento di Mirabello) per approfondire il discorso sul nuovo partito. L'appuntamento è per martedì prossimo.

LA FIDUCIA. Il governo Berlusconi alla fine ha ottenuto la fiducia con 342 sì. I no sono stati 275. Decisivi i voti dei deputati finiani, che hanno dichiarato di voler sostenere l'esecutivo, e i 5 del movimento di Raffaele Lombardo (senza il governo si fermerebbe a 303, sotto la soglia minima di 315). Durissimo il discorso del leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, che ha definito Berlusconi uno «stupratore della democrazia ». Dura anche le reazioni del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani: «È la fiducia del cerino. Racconta favole da 15 anni». Preoccupato il commento del leader della Lega, Umberto Bossi: «I numeri sono limitati. La strada è stretta».


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