DALL'ITALIA11:30 - 05 ottobre 2010

Nosheen, lo sgomento del sindaco di Novi: «Conoscevo il padre: un uomo educatissimo»

E' il giorno della rabbia a Novi, dopo l'aggressione alla ragazza e alla madre pakistane contrarie al matrimonio combinato. L'intervista di Vanity News al sindaco Luisa Turci: «Conoscevo il padre della ragazza. Era un uomo pacato, molto cortese, uno che ci sapeva fare». Sull'integrazione: «Di fronte a queste pratiche tribali dobbiamo rivedere il concetto. Se questi qui non vogliono adeguarsi alle nostre leggi se ne vadano e basta»

di Francesco Oggiano

«Ma quale Islam. Queste sono pratiche tribali e basta. Se questi qui non si vogliono integrare se ne vadano e basta». E' sgomenta Luisa Turci. Il sindaco di Novi, il paese di 11mila abitanti in provincia di Modena in cui Shanhaz e Nosheen Butt, madre e figlia pakistane, sono state aggredite dal marito e dal figlio perché si opponevano a un matrimonio combinato.

Mentre parla con Vanity News, Luisa Turci prega perché Nosheen, la ragazza 'ribelle', si riprenda dal coma. E spiega che quell'uomo, Butt Ahmad, lei lo conosceva bene.
«Era un uomo alto, gentile, educatissimo. Ci sapeva fare con la gente, e nei 10 anni trascorsi in Italia si è costruito una rete molto estesa di contatti. In Comune lo conoscevamo bene. Spesso era venuto per questioni burocratiche. Si mostrava pacato, competente, un perfetto uomo d'affari occidentale».

Nessuno immaginava il clima che si respirava in quella famiglia?
«Macché, siamo tutti sorpresi qui in paese».

La comunità pakistana è molto presente a Novi?
«E' la seconda più numerosa, dopo quella cinese. E' composta da 409 cittadini. Non male, in un paesotto di 11mila abitanti. Ma sono persone perfettamente inserite, che mandano avanti l'economia, facendo lavori che noi italiani non facciamo più: saldatori, agricoltori, metalmeccanici, ecc.».

Insomma, un ottimo esempio di integrazione.
«No, no. Stiamo attenti e andiamoci cauti, perché ora dobbiamo rivedere il nostro concetto di integrazione. Questi qui si sono perfettamente integrati a livello lavorativo. Per il resto, non so».

Ok. Possiamo parlare di convivenza allora?
«Direi di sì, ma non basta. Gli immigrati devono legittimamente conservare le tradizioni del Paese d'origine, ma non i diritti e i doveri, che devono subito sostituire con quelli del Paese d'arrivo. Perché queste qui sono pratiche tribali che non hanno nulla a che vedere con l'Islam».

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