DAL MONDO15:08 - 06 ottobre 2010

«Per i figli di Sakineh attivate tutte le ambasciate europee»

Ieri la richiesta di asilo politico all'Italia dei figli di Sakineh (nella foto), la donna iraniana condannata a morte per cui si è mobilitato l'Occidente. Oggi arriva la prima risposta da un colloquio del portavoce del Ministero degli Esteri con Vanity News

di Francesco Oggiano
<p>«Per i figli di Sakineh attivate tutte le ambasciate
europee»</p>
PHOTO GETTY IMAGES

La battaglia per salvare Sakineh si estende anche ai suoi figli. La Farnesina, nella persona del portavoce Maurizio Massari, in un colloquio con Vanity News spiega come la campagna si svolga su due direttrici. La prima porta a Bruxelles, sede della Commissione Europea; la seconda conduce a Teheran, capitale della Repubblica Islamica dell'Iran.

I fatti. Nel 2006 Sakineh Mohammadi Ashtiani (nella foto), vedova 43enne accusata di adulterio e complicità nell'omicidio del marito, viene condannata alla lapidazione dal regime iraniano. Grazie a una mobilitazione internazionale guidata da Italia e Francia l'esecuzione prevista per luglio viene sospesa. Martedì 5 ottobre i figli della donna, il 22enne Sajjad e la 18enne Saideh, lanciano un appello al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per chiedere asilo politico in Italia. Hanno paura per la propria incolumità. I servizi segreti iraniani, dicono, stanno lavorando dietro le quinte per creare fantasiosi capi d'imputazione nei loro confronti.

Signor Massari, la richiesta di asilo politico non è ancora informale. Ma come si sta muovendo il ministero degli Esteri?
«Stiamo battendo due piste. La prima è quella europea. Il caso di Sakineh e della sua famiglia ha suscitato un'attenzione particolare in Europa. Perciò sulla questione dei diritti umani in Iran va presa una posizione comune a tutta l'Unione Europea. Una richiesta d'asilo dovrebbe essere valutata non solo dall'Italia, ma dall'Europa intera».

Un'Europa comunque interessata alla vicenda.
«Catherine Ashton, capo della diplomazia Ue, ha annunciato di aver inserito nell'agenda dell'Ue il tema dei diritti umani in Iran, e quindi anche della richiesta d'asilo dei figli di Sakineh. Quindi siamo sulla giusta strada».

E la seconda pista?
«E' quella locale. Abbiamo attivato la nostra ambasciata a Teheran perché coordini le altre ambasciate europee nel Paese. L'obiettivo è capire quali sono i rischi concreti che corrono i figli di Sakineh e individuare una strategia diplomatica comune».

Secondo le ultime indiscrezioni, il figlio di Sakineh è stato convocato dalla magistratura del regime per sabato prossimo. E c'è chi scommette che già allora potrebbe essere arrestato. Come pensate di influenzare le scelte delle autorità iraniane in così breve tempo?
«Bisogna mantenere aperti i canali diplomatici, altrimenti il rapporto si irrigidirà. Continueremo a dialogare con i ministri iraniani con il consueto rispetto, facendogli capire che l'esecuzione di Sakineh o l'arresto dei suoi figli non gioverebbe a nessuno, in primo luogo all'Iran: in termini di immagine, di rapporti con il resto del Mondo e di dialoghi su altri temi come il nucleare. Ecco, contiamo sulla loro razionalità di uomini politici».

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