DALL'ITALIA08:36 - 08 ottobre 2010

Sarah, la confessione dello zio: «La sognavo di notte e mi diceva coprimi»

Misseri inizialmente ha negato anche l'evidenza cercando di sminuire le intercettazioni ambientali tre nelle quali persino le sue figlie adombravano sospetti su di lui. Poi è crollato e ha raccontato tutta la verità.

di Greta Privitera
<p>Sarah, la confessione dello zio: «La sognavo di notte e mi
diceva coprimi»</p>
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I funerali di Sara Scazzi si svolgeranno sabato alle ore 15.30 al campo sportivo comunale di Avetrana (Taranto). Lo ha annunciato il parroco del paese, don Dario De Stefano. La camera ardente è stata allestita nell'auditorium intitolato ai 'Caduti di Nassiriya'.

Intanto emergono i dettagli della confessione fiume di Michele Misseri, 57 anni, lo zio assassino di Sarah Scazzi. «L'ho sognata queste sere Sarah, due, tre volte di seguito - ha detto - mi diceva zio coprimi, ho tanto freddo. L'ho sognata così tante volte che ora vorrei morire: non ce la faccio più, basta».

Misseri inizialmente ha negato tutto cercando di sminuire le intercettazioni ambientali tre nelle quali persino le sue figlie adombravano sospetti su di lui. Poi è crollato e ha raccontato tutta la verità.

«Quel giorno ero nel mio garage, come sempre. Aggiustavo il trattore che aveva avuto un problema. Ero molto arrabbiato, nervoso perché non riuscivo a metterlo in moto. Saranno state le 14.30 e ho visto Sarah che si è affacciata alla porta del garage». L'ingresso è venti passi dalla porta di casa: si può accedere o dalla strada oppure direttamente dall'appartamento. Sarah si era affacciata dall'alto, il pantaloncino e la maglietta rosa, l'infradito, l'asciugamano. Mi ha detto che aspettava Sabrina, era leggermente in anticipo. Mia figlia era ancora in casa, l'amica Mariangela non era ancora arrivata in macchina. Le ho fatto segno di scendere. Non so che cosa mi è scattato, all'improvviso Sarah mi intrigava, è successo tutto in un momento», ha confessato lo zio.

Poi ha provato a toccarla, da dietro, probabilmente le ha sfiorato un seno. Sarah ha reagito immediatamente. Forse lo ha colpito, tanto che oggi il medico legale ha visitato anche Misseri riscontrandogli un ematoma sul braccio che potrebbe essere frutto di quella colluttazione. «A quel punto ho perso la testa». Ha afferrato una corda che era lì in quella cantina, dove lui passava le intere giornate tanto che le ragazzine della strada la chiamano la casa dei fantasmi. «Ho preso quella corda e ho stretto. Sarah è morta», ha concluso Misseri.

Ha giurato che era la prima volta, che mai in precedenza aveva provato ad abusare della nipote. Il fratello Claudio ieri ha raccontato in televisione che sapeva di precedenti molestie. Ai carabinieri non lo ha mai detto. Così come non ci sono segnali in questo senso sui diari di Sarah, dove invece la ragazza appuntava tutto. C'è però un particolare che aveva messo in allarme gli investigatori. Lo aveva raccontato mamma Concetta il 29 settembre scorso: «Sarah mi ha raccontato che lo zio le aveva regalato cinque euro in due occasioni, non chiedendole nulla in cambio ma facendole promettere che non avrebbe raccontato nulla né a me né alla zia». Gli investigatori hanno immediatamente obbligato Concetta a non raccontare a nessuno questo elemento, soprattutto con sua sorella, perché avrebbe potuto compromettere le indagini. Concetta ha tenuto il segreto.

«Poco dopo», ha continuato l'assassino, «questione di minuti, si è affacciata mia figlia Sabrina. Lei era in casa, non ha visto niente. Mi ha chiesto di Sarah, mi ha detto se la vedi dille che la stiamo cercando. È andata via. Sarah era accanto a me, morta. Poco dopo l'ho caricata in macchina, l'ho messa dietro, con una coperta e sono andato verso i terreni a San Pancrazio». Due degli elementi che lo hanno inchiodato: ai carabinieri aveva raccontato di essere rimasto tutto il giorno ad aggiustare il trattore. E invece un testimone, un suo parente, ha raccontato di averlo visto in auto intorno alle 17 e soprattutto i tabulati telefonici hanno dimostrato che era nella zona di Nardò alle 16,45. «È vero. Con la macchina sono andato nel campo verso San Pancrazio. Sono arrivato, non mi ha visto nessuno. Ho tirato fuori Sarah, l'ho spogliata: ho abusato di lei, è stato un attimo era nuda e l'ho presa. Soltanto in quel momento mi sono accorto di cosa avevo fatto».

Infine ha bruciato i vestiti, buttato il corpo nella fossa-cisterna da una fessura strettissima l'ha coperto ed è andato via. Difficilmente gli investigatori sarebbero arrivati a lui. Poi, il ritrovamento del telefonino. «In quel periodo l'avevo portato sempre con me. Tre giorni prima del 29, se non sbaglio, lo avevo messo in una campagna nella speranza che lo trovaste voi. Niente. Allora ho pensato di darvelo io».
Il Reparto analisi criminologiche dei carabinieri  ha delineato già nel pomeriggio di martedì, quando Misseri era solo un sospettato, il profilo di chi avrebbe potuto far ritrovare il cellulare, parlando di un assassino pentito, non di un criminale che si era macchiato di un delitto in prenda a un raptus e che inconscia mente voleva essere scoperto. «Vi ho detto tutta la verità, ve lo giuro. Se volete vi porto anche in quel posto». Sono le 10 e cinque della sera. Il procuratore e il comandante Giovanni Di Blasio saltano su un auto in borghese. Davanti c'è Misseri. Arrivano in campagna, la pozza, «scoprite, scoprite lì», insiste lo zio. Basta accendere una luce e chinare la testa per quel che resta di Sarah.

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RISULTATI
adiadi 74 mesi fa

Perchè non abbiamo più sentimenti?

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