DALL'ITALIA13:48 - 11 ottobre 2010

Casalinghi, in Italia sono 22 mila (e tutt'altro che disperati)

Si sono riuniti in un'associazione. E hanno fatto il primo congresso a San Remo. Dove rivendicano: «Siamo fondamentali, il nostro contributo deve essere riconosciuto». A partire dallo status professionale scritto a chiare lettere sulla carta d'identità

di Lavinia Farnese
<p>Casalinghi, in Italia sono 22 mila (e tutt'altro che
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Tra le mura domestiche, sta prendendo piede un'inversione di ruoli: le donne danno (sempre più) ordini agli uomini, che hanno (sempre più) un gran da fare come casalinghi. Tanto da riunirsi, già dal 2003, per iniziativa di un 58enne toscano, nell'associazione italiana uomini casalinghi («As.U.C.»). E da incontrarsi in un congresso ufficiale, il primo, a San Remo, in cui tutti insieme a gran voce rivendicano: «Siamo fondamentali, il nostro contributo deve essere riconosciuto».
Gli adepti della nuova categoria, applauditi da Renzo Arbore, Marco Columbro, Gene Gnocchi e Andrea Camilleri, sono più di 5 mila, sui 22 mila e 600 così registrati all'Inail per godere della copertura assicurativa. Sono uomini che, perso o lasciato il lavoro, o in età da pensione stirano camicie, passano l'aspirapolvere, spolverano i soprammobili. Perlopiù part-time. Ma in molti anche full-time. Tanto che, in alcuni comuni, quella di casalingo inizia a essere una professione riconosciuta. E, come tale, scritta a chiare lettere, per battaglia (vinta) della stessa associazione, sulle carte d'identità.

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