DALL'ITALIA16:25 - 12 ottobre 2010

Carlo Freccero: «Non è condannabile la diretta del dolore, ma la sua moviola»

L'ex direttore di Rai4 dice la sua sull'omicidio di Avetrana e sui casi di cronaca che conquistano le prime serate dei palinsesti televisivi

di Lavinia Farnese
<p>Carlo Freccero: «Non è condannabile la diretta del dolore, ma la
sua moviola»</p>

GUARDA I 20 EVENTI IN CUI LA TV HA RACCONTATO IL DOLORE, DA VERMICINO ALLA MORTE DI LADY DIANA, DA COGNE A SARAH SCAZZI

«L'omicidio di Avetrana? È la nuova Vermicino della Tv italiana. Da allora, dal 1981, da quando una povera Italia con un grande cuore si è ritrovata a testa giù nel pozzo della periferia romana in cui era caduto il piccolo Alfredino Rampi, con il microfono calato giù e la voce del bambino che si faceva di ora in ora più flebile, lo spettacolo del dolore è entrato nella Tv: scardina agenda e palinsesti, e la tirannia è dell'audience».

Carlo Freccero, direttore di Rai 4 appena esautorato dalla rete di cui è stato il solo «padre», una vita dedicata alla televisione, ancora una volta va controcorrente. Per lui, per esempio, Federica Sciarelli «non ha sbagliato nulla» nella puntata di Chi l'ha visto? in cui non ha fermato la diretta sul ritrovamentro di Sarah Scazzi, aveva già detto a Il Fatto Quotidiano. Lui, da direttore di rete, l'avrebbe fatta proseguire proprio com'è proseguita, «fino alla fine, perché il suo è un programma che indaga, non intrattiene. E, soprattutto, la diretta non puoi mai sapere dove vada a finire».

Il delitto di Avetrana è solo l'ultimo caso in cui si è parlato di Tv dell'orrore. Con le telecamere, siamo entrati nella casetta rosa salmone di Novi Ligure e nello chalet dal tetto d'ardesia a Cogne per mesi, anche quando non c'era un reale avanzamento delle indagini (e della vicenda), quando non era più diritto di cronaca.

«Il tema del dolore e della sua rappresentazione è un tema classico», continua Freccero, «di cerimonie dei media hanno parlato per primi Dayan e Katz, e sono quei momenti in cui il mondo si ferma davanti alla Tv: i funerali di Kennedy e Lady Diana, l'11 settembre, le spiagge dello Sri Lanka ferite dopo lo tsunami del 2004. Vecchiaia, malattia e morte di Papa Giovanni Paolo II». (guarda la gallery)

E lo spettatore, davanti a questi momenti? Assiste, partecipa, si lascia coinvolgere, con quell'atteggiamento tra sesso e castità tipico del voyeur che ha raccontato bene Susan Sontag in Davanti al dolore degli altri e Luc Boltanski in Lo spettacolo del dolore: di fronte a immagini raccapriccianti, lo spettatore s'indigna e si commuove, ma s'innamora anche. Finché non subentra l'indifferenza per uno shock consueto. Lo ha studiato anche Stanley Cohen: sovra-esposti a immagini di sofferenza, stiamo perdendo la capacità di reagire.

Secondo lei non c'è un problema etico, in questa tirannia dell'intimità che passa (anche) per Sabrina, la cugina di Sarah Scazzi, e figlia dello zio Giuseppe Misseri a Pomeriggio Cinque? «Non nella diretta, che nell'evento vive il suo momento più alto», dice Freccero. «Sì, invece, in tutti i programmi a posteriori, che sotto una coltre di ipocrisia e moralismo con prediche di esperti che potrebbe risparmiarsi, mira solo a sedare la curiosità di un pubblico che è un numero, e fa audience. Quelli sì, sono discutibili. Ma come lo sono anche certe presenze delle persone ai funerali, lì puntuali all'appuntamento con le telecamere solo perché vogliono solo fare parte dello spettacolo. Non è condannabile la diretta del dolore ma, per dirla con Francesco Merlo, la sua "moviola"».

GUARDA I 20 EVENTI IN CUI LA TV HA RACCONTATO IL DOLORE, DA VERMICINO ALLA MORTE DI LADY DIANA, DA COGNE A SARAH SCAZZI


Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
elena 74 mesi fa

Grande Freccero. Sempre avanti

glaceecoeur 74 mesi fa

Sono d'accordo con didisara. Andare avanti con la diretta ha significato che la notizia e il giornalismo hanno più valore del dolore personale.

didasara 74 mesi fa

Mi spiace per il signor Freccero, ma da condannare non è solo la moviola, semmai anche (e soprattutto forse) la telecronaca. Il fatto che nessuno abbia avuto il buon gusto di interrompere quanto meno il collegamento è incredibile. E' stato uno spettacolo osceno di cui nessuno dovrebbe essere fiero.

Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).