DALL'ITALIA12:21 - 12 ottobre 2010

Milano, i tassisti bocciano lo spray e il manganello

Dopo l'aggressione del tassista è scoppiata la polemica sulla sicurezza. In attesa dell'incontro di oggi tra assessori e associazioni, Vanity News ha interpellato alcune tra le più grandi associazioni di categoria della città: «Le armi? Non vogliamo il Far West»

di Francesco Oggiano
<p>Milano, i tassisti bocciano lo spray e il manganello</p>
PHOTO LAPRESSE

I tassisti di Milano bocciano i manganelli e gli spray urticanti. Vanity News ha interpellato alcune tra le più grandi associazioni di categoria della città, in vista dell'incontro col Comune per valutare proposte in materia di sicurezza.

Dopo l'aggressione di Luca Massari, il tassista 45enne aggredito domenica scorsa per aver incidentalmente investito un cane, era scoppiata la polemica sulla sicurezza dei tassisti: per questi la Lega aveva proposto la dotazione di manganelli e spray urticanti come armi di autodifesa. Oggi l'incontro tra assessori e associazioni.

«Nel '94 un cliente tentò di rapinarmi - racconta Raffaele Grassi, presidente del Sindacato Artigiani Taxisti di Milano e Provincia - Mi puntò il taglierino alla gola da dietro e mi chiese il bottino. Io gli risposi che non riuscivo a prenderlo se continuava a puntarmi quell'arma. Così lui allontanò il coltello, io sgusciai via dall'auto e riuscii a fuggire. Ma oggi sarebbe diverso. Se i tassisti fossero tutti armati, allora anche i rapinatori si armerebbero di conseguenza. E il livello della tensione si alzerebbe all'impazzata». Per la S.A.TA.M. le soluzioni da cercare sono altre: «Il radiotaxi satellitare per esempio. E' un dispositivo montato sui taxi, che se attivato permette di individuare immediatamente la posizione della vettura».

I tassisti di Milano non temono tanto le aggressioni. Quando parlano tra di loro hanno un'unica ossessione: le rapine. Perché, spiegano, non sai mai chi siede alle tue spalle. Né prima di accettare la corsa, né un istante prima che il cliente esca un'arma e pretenda l'incasso della tua giornata di lavoro: «Abbiamo stipulato un'assicurazione anti-rapina dedicata ai nostri soci - spiega Grassi - 200 euro di risarcimento per ogni aggressione subita». Certo, pazienza se nel borsello avevi mille euro di incasso. «E' poco, per carità, ma almeno è una misura per disincentivare la resistenza dei tassisti. Non per incentivarla, come invece fanno le armi».

C'è chi invece bolla tutta la discussione come fumo negli occhi: «Sono tutte cazzate. Chiunque poteva essere vittima di questa tragedia. I tassisti non c'entrano nulla». Marco Marani, vicepresidente di Unica Taxi della Cgil, odia le armi: «Il Far West è l'ultima cosa che vogliamo. Il radiotaxi satellitare su tutte le auto? Quella sarebbe una misura intelligente». Marco, racconta, è in strada da sedici anni: «Ho avuto migliaia di clienti. Ma non direi che Milano è più insicura di Roma o di Parigi, anzi. Ai miei clienti lo dico sempre: non preoccupatevi finché non vedrete gli scudi divisori all'interno delle macchine, come fanno a New York. Siamo una città vivibile, dai».

Alessandro Tosti, segretario dell'associazione Tassisti Autonomi Milanesi (Tam), punta il dito contro le forze dell'ordine: «Serve un intervento corale per stroncare le connivenze là dove si annida la delinquenza, altrimenti sarà difficile raggiungere le località più a rischio per offrire il servizio taxi». In secondo luogo, continua, bisogna combattere quelle illegalità che alimentano la tensione, come «l'abusivismo organizzato nei punti strategici di carico come la Stazione Centrale e gli aeroporti».

Anche i frequentatori di TaxiStory.net, il blog collettivo dei tassisti che guidano all'ombra della Madonnina, sono contrari alle proposte della Lega. Boutade, dicono, usate più per fini elettorali che per obiettivi strategici: «Siamo in un anno elettorale e tutto va bene per montare la panna della sicurezza dato che i romeni si sono chetati in una fase di ripiegamento strategico - scrivono in un post - Lumare i tassisti, per il centro destra leghista e morattiano, è evidentemente fondamentale. Da sempre conviene difenderli, 5.000 macchine al giorno, 5 corse a testa al giorno, fanno 25.000 contatti in 24 ore e più di 9 milioni di contatti all'anno, 8 volte la popolazione metropolitana di Milano».

La zona in cui è stato aggredito il collega è piuttosto tranquilla. «E' una piazzetta come le altre, nulla di più». Le «zone rosse, quelle da cui stare alla larga, sono via Padova e Piazza Corvetto» . Tra l'altro, fanno notare altri, gli aggressori non erano neanche residenti lì. E spunta un cognome di quelli che pesano. Secondo gli inquirenti il primo ad accanirsi contro il tassista è stato il cognato della proprietaria del cane investito: Michel Morris Ciavarella. «Io sono cresciuto dalle parti di via Padova (un quartiere di Milano a forte densità di extracomunitari, ndr) - dice Marco Marani - Qui, da bambini, dovevamo sussurrare il cognome dei Ciavarella, una famiglia meridionale abbastanza rispettata in zona. Chissà che non ci sia qualche legame con i protagonisti dell'aggressione».

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