DALL'ITALIA08:23 - 13 ottobre 2010

Calcio, Italia-Serbia partita sospesa e disordini a Genova

Tifosi serbi scatenati a Marassi: in campo la polizia. Il match con l'Italia è durato solo 6 minuti. I giocatori slavi hanno provato a calmare gli animi dei loro supporter, anche se il loro gesto ha fatto discutere

di Greta Privitera
<p>Calcio, Italia-Serbia partita sospesa e disordini a Genova</p>
PHOTO LAPRESSE

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Si tratta di vera e propria guerriglia quella avvenuta sugli spalti dello stadio Marassi di Genova durante la partita di calcio Italia-Serbia. Una partita che si è trasformata in una serata di scontri e disordini per colpa degli ultrà serbi (o, almeno, dei più violenti tra loro). È iniziato tutto per le strade della città dove i «tifosi» hanno affrontano le forze dell'ordine e dove hanno danneggiato alcuni negozi, poi sono andati avanti all'interno dello stadio.

Inizialmente si è fatto slittare il match, per le qualificazioni all'Europeo, di trenta minuti perché troppo alto il rischio di invasione di campo. Poi sono, di nuovo, intervenute le forze dell'ordine e anche i giocatori serbi hanno provato a calmare gli animi dei loro supporter, anche se il loro gesto ha fatto discutere: alcuni hanno rivolto infatti agli ultrà il saluto a tre dita, simbolo del nazionalismo serbo (era il gesto dei cetnici, diventato tristemente famoso durante la guerra in Bosnia). «Abbiamo calmato i nostri tifosi, non abbiamo applaudito», ha spiegato Dejan Stankovic ai microfoni della Rai. Alle 21,15 le nazionali sono tornate in campo. Sei minuti dopo una nuova sospensione. Il numero uno azzurro, Viviano, non se l'è sentita di giocare sotto il lancio dei fumogeni ed è lo stop definitivo, con gli azzurri che salutano il pubblico e rientrano definitivamente negli spogliatoi.

Gli scontri però sono proseguiti all'esterno dello stadio dove alcuni tifosi serbi hanno lanciano pietre e fumogeni contro le forze di polizia, che alla fine riportano la situazione alla calma.

Gli ultrà serbi hanno messo in atto una contestazione fatta anche di minacce e tentativi di aggressione contro la propria squadra, che ha perso malamente l'ultima partita contro l'Estonia Già prima della partita, davanti all'albergo che ospitava la squadra, ci sono stati momenti difficili per i giocatori, minacciati dagli ultrà, che hanno cercato di aggredirli mentre salivano sull'autobus che li avrebbe portati allo stadio.

Il bilancio finale parla di 16 feriti, di cui due carabinieri, e 17 arrestati. Tra loro c'é anche l'uomo tatuato che, tronchesi alla mano, ha tagliato la rete della gabbia all' interno della quale, dentro lo stadio, erano stati confinati i circa 2.000 hooligan di Belgrado.

Il commissario tecnico della Nazionale azzurra , Cesare Prandelli , si  è detto sconvolto dalla serata di ieri al Marassi. «Quando siamo arrivati a Marassi, nei nostri spogliatoi abbiamo trovato Stojkovic, il portiere serbo. Non capivamo perchè fosse lì, tremava tutto. Poi l'interprete ci ha spiegato cosa era successo. Stojkovic temeva anche per il suo ritorno a Belgrado», ha confessato Prandelli. «Provo delusione e amarezza. Mi dispiace perchè in tribuna c'erano tanti bambini che volevano divertirsi. Non ho mai vissuto una situazione del genere. Negli spogliatoi avevamo la sensazione che tutto fosse organizzato. Secondo i giocatori serbi, l'obiettivo dei tifosi era quello di non far giocare la partita», ha concluso.

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