DALLA SOCIETA'11:11 - 13 ottobre 2010

Le ragioni politiche dietro l'attacco della Serbia

Tra gli obiettivi degli ultrà più problemi possibile al Governo di Tadic e creare le premesse per elezioni anticipate

di Sara Tieni
<p>Le ragioni politiche dietro l'attacco della Serbia</p>
PHOTO LAPRESSE

Che cosa c'è dietro la follia che ha impedito che si svolgesse la gara di qualificazione agli Europei fra Italia e Serbia? Le ragioni sarebbero prettamente politiche: creare quanti più problemi possibile al Governo di Tadic e creare le premesse per elezioni anticipate.

E' il pensiero di Bojan Pajtic, capo del governo della provincia autonoma di Vojvodina: «Quersta teppaglia non agisce spontaneamente, sono chiaramente al soldo di chi vuole impedirci con ogni mezzo di diventare una nazione normale». Un pensiero condiviso dal presidente della Federcalcio serba Tomislav Karadzic: «Chi ha organizzato questi incidenti si trova a Belgrado, questo è un attacco diretto allo stato».

Le radici di Le radici della violenza genovese vanno ricercate nei quartieri più duri di Belgrado e negli ambienti in cui, da una quindicina d'anni a questa parte si sono mischiati tifo estremo (per la Stella Rossa o per il Partizan) e ultranazionalismo.


Proprio dalla periferia più disagiata di Belgrado provengono infatti  Arkan e le sue Tigri, che fin da subito mischiarono il tifo calcistico (in quel caso per la Stella Rossa) con attività di tipo parapolitico, soprattutto come «bassa manovalanza» per chiunque fra i politici, da  Djindjic a  Milosevic, avesse interesse a creare disordini dall'alto degli ambienti politici. Ed è proprio la commistione con interessi politici ad aver legato negli ultimi tempi ultras delle due sponde (Stella Rossa e Partizan), ex paramilitari orfani di Arkan e ambienti della destra ultranazionalista  con lo scopo di destabilizzare il Paese.

La prova di questo fondamentalismo politico sarebbe il gesto del «tre» simbolo della Grande Serbia (significherebbe infatti Serbia, Montenegro e Bosnia o Dio, Patria e famiglia). Usato Durante i primi incidenti Stankovic e altri giocatori della nazionale hanno provato a riportare la calma  facendo con le dita era stato inizialmente scambiato per un messaggio sulla risoluzione dell'incontro (3-0 a tavolino). Si tratta invece di un simbolo nazionalista, con origini antichissime (rappresenta la croce serba ortodossa) ma tornato in auge durante la guerra, e adottato nuovamente ai tempi della tigre Arkan, il militare serb e leader paramilitare, autore di numerosi crimini di guerra commessi durante la Guerra in Jugoslavia negli anni novanta.

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