DALL'ITALIA08:44 - 18 ottobre 2010

Sciolta nell'acido la donna che denunciò la 'ndrangheta

Lea Garofalo, la collaboratrice di giustizia scomparsa a Milano un anno fa, è stata uccisa e sciolta nell'acido vicino a Monza. Tra le sei ordinanze di custodia cautelare, una è stata notificata all'ex convivente della donna. Secondo gli investigatori, l'omicidio è stato una vera «esecuzione» punitiva

di staff Style.it
<p>Sciolta nell'acido la donna che denunciò la 'ndrangheta</p>
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Lea Garofalo, la collaboratrice di giustizia scomparsa a Milano circa un anno fa, è stata uccisa e sciolta nell'acido in un terreno a San Fruttuoso, vicino a Monza. L'omicidio sarebbe stato una vera «esecuzione» punitiva organizzata dall'ex convivente della donna, «rea» di aver fatto dichiarazioni contro alcuni affiliati alle cosche della 'ndrangheta di Petilia Policastro (Crotone). È quanto emerge dall'ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip milanese Giuseppe Gennari e notificata dai carabinieri del nucleo investigativo di Milano a sei persone.

Le ordinanze di custodia cautelare sono state chieste dal procuratore aggiunto di Milano Alberto Nobili e dai pm Marcello Tatangelo (dda) e Letizia Mannella. Gli arresti sono stati eseguiti tra Lombardia, Calabria e Molise e sono in corso perquisizioni. In base agli accertamenti e alle dichiarazioni di un paio di pentiti, Lea Garofalo, 35 anni, alla quale nel febbraio del 2006 era stato revocato il programma di protezione, tra il 24 e il 25 novembre scorsi, prima di essere assassinata e sciolta nell'acido in un terreno nell'hinterland milanese, sarebbe stata anche interrogata dai suoi assassini.

Dei sei provvedimenti, uno è stato notificato in cella a Carlo Cosco, ex convivente della donna - dalla relazione è nata una figlia ora maggiorenne - e uno a Massimo Sabatino. Entrambi erano già stati arrestati a febbraio dopo aver tentato di sequestrare la Garofalo con lo scopo di ucciderla. Gli altri quattro destinatari del provvedimento del giudice Gennari sono i fratelli di Carlo Cosco, Giuseppe detto Smith (gli èstato contestato anche lo spaccio di stupefacenti) e Vito detto Sergio, e altre due persone, una delle quali accusata solo di distruzione di cadavere.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, Carlo Cosco ha attitato Lea Garofalo a Milano con il pretesto di organizzare una visita con la figlia. Con l'aiuto di alcuni complici, ha organizzato l'agguato, predisponendo il furgone dove caricare a forza la donna, la pistola per ammazzarla e il magazzino dove interrogarla, e infine l'appezzamento dove si ritiene sia stata sciolta nell'acido. La distruzione del cadavere, per inquirenti e investigatori, ha avuto lo scopo di «simulare la scomparsa volontaria» della collaboratrice e assicurare l'impunità degli autori materiali dell'esecuzione.

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