DALL'ITALIA12:16 - 18 ottobre 2010

Due sole donne nelle miniere italiane: Patrizia Saias e Valentina Zurru

«Se c’è qualcosa di pericoloso da fare, e un uomo la fa, io la faccio anche meglio». Mentre il mondo seguiva in diretta tv il salvataggio dei 33 minatori cileni, ci siamo calati a 400 metri di profondità, nell’ultima miniera di carbone della Sardegna con Valentina e Patrizia, le uniche donne italiane che hanno scelto questo lavoro: «Quello dei nostri padri»

di Riccardo Venturi
<p>Due sole donne nelle miniere italiane: Patrizia Saias e
Valentina Zurru</p>
PHOTO MASSIMO MASTRORILLO - COURTESY OF VANITY FAIR

Patrizia e Valentina per andare al lavoro prendono l'ascensore. In sei minuti scendono di quasi 500 metri, da più 100 sul livello del mare a meno 373, fino al cuore dell'ultima miniera di carbone della Sardegna, la Carbosulcis di Monte Sinni, vicino a Portoscuso. Sono le uniche minatrici italiane a lavorare nel sottosuolo, le uniche donne a cimentarsi in un mestiere durissimo, storicamente riservato agli uomini. Un mestiere pericoloso, come racconta l'avventura a lieto fine dei 33 minatori cileni di San José. Patrizia e Valentina si muovono nel buio più profondo delle gallerie. Si fanno luce con la lampada sul casco, zavorrate dal peso dell'autosalvatore, l'erogatore d'ossigeno per le emergenze. Camminano con i grossi scarponi fra le zone di scavo delle gallerie e di taglio e raccolta del carbone. Quando escono sono nere come i loro colleghi nelle foto di inizio secolo. Tutte e due hanno avuto padri minatori che si sono ammalati di silicosi. Ciononostante amano il loro lavoro, e sono orgogliose di far parte dell'ultima realtà produttiva della tradizione mineraria sarda. Questo è il racconto di una loro giornata, segnata dalla fatica di essere donna in un mondo di uomini.

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La testimonianza di Patrizia

SCARPONI E TRUCCO
La sveglia di Patrizia Saias, 49 anni, divorziata da 8, suona implacabile alle 4 e 45. Nel suo appartamento di Iglesias le figlie Eleonora di 19 anni e Francesca di 13 sono ancora nel pieno del sonno. Si alza, si lava, fa colazione. Esce prima delle 6, e alle 6 e 10 è già al lavoro. Scende nel sottosuolo alle 7 oppure alle 8, dopo essersi cambiata e attrezzata in lampisteria. «Mio padre prima di scendere in miniera si fasciava i piedi con delle pezze. Quando sono venuta a lavorare qui mi ha detto: ricordati sempre di metterti due paia di calze. È un consiglio che ho sempre seguito: gli scarponi da miniera ti uccidono i piedi». Valentina Zurru, 43 anni, single, anche lei di Iglesias, la sveglia la mette alle 5 e 27, «numero fortunato perché è il giorno di paga, e poi quei 3 minuti mi servono per capire che mi devo alzare, perché per me è un trauma». Si lava, si mette un filo di matita e il rossetto «Qualcuno mi ha chiesto: ma perché ti metti il rossetto per scendere in miniera? Io sono così, mi metto il rossetto, e se scendo in miniera non è che me lo devo togliere. Fa parte della mia persona. Se poi esco sporca, non me ne frega niente». Non fa colazione per non perdere tempo, ma porta con sé parecchi viveri. Esce alle 6 e 13, cioè in ritardo, e deve correre per arrivare entro le 6 e 30 alla miniera, che dista una quindicina di chilometri. Arrivata in ufficio fa colazione.

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Fonte[ Vanity Fair ]

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