DAL MONDO12:32 - 26 ottobre 2010

«Sakineh? Come lei migliaia ogni anno»

Gli amici del figlio e dell'avvocato di Sakineh, la donna iraniana accusata di adulterio e complicità nell'omicidio del marito, lanciano un nuovo appello al governo italiano. Mahmood Amiry Moghaddam, portavoce di Iran Human Right e Premio Amnesty International, spiega a Vanity News: «Sakineh è solo il volto delle migliaia di violazioni dei diritti umani che avvengono quotidianamente. Non vogliamo un'attenzione che duri qualche mese, ma una pressione costante su Ahmadinejad»

di Francesco Oggiano
<p>«Sakineh? Come lei migliaia ogni anno»</p>
PHOTO LAPRESSE

«Chiediamo al popolo e al governo italiano, insieme al Parlamento Europeo, di sensibilizzare le autorità iraniane perché liberino Sajjad Qaderzadeh e Javid Hutan Kian». Gli amici del figlio e dell'avvocato di Sakineh lanciano un nuovo appello alla comunità europea per la difesa dei due uomini, arrestati più di due settimane fa a Tabriz dagli uomini dei servizi segreti iraniani.

Pochi giorni prima i due figli di Sakineh, fiutato il pericolo di una ritorsione del regime, si erano rivolti al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per chiedere asilo politico all'Italia.

I fatti. Nel 2006 Sakineh Mohammadi Ashtiani (nella foto), vedova 43enne accusata di adulterio e complicità nell'omicidio del marito, viene condannata alla lapidazione dal regime iraniano. Grazie a una mobilitazione internazionale guidata da Italia e Francia l'esecuzione prevista per luglio viene sospesa. Al momento la donna è detenuta, sospesa tra la vita e la morte. Ma pian piano, denunciano gli attivisti, l'attenzione mondiale nei suoi confronti diminuirà. Quella di Mahmoud Ahmadinejad, invece, no: laciando libera Sakineh, il presidente iraniano creerebbe un precedente molto pericoloso per la tenuta del regime stesso.

«Apprezziamo moltissimo l'attenzione che l'Europa, e in particolare il vostro Paese, ha riservato a questo caso. Ma non abbiamo bisogno di mobilitazioni che durano solo qualche mese. Qui ci servono attenzioni costanti». Mahmood Amiry Moghaddam è il portavoce di Iran Human Right (Iranhr.net), il sito, diventato punto di riferimento per attivisti e giornalisti, che monitora le violazioni dei diritti umani in Iran. Insignito del Premio Amnesty International nel 2007, segue da tempo la vicenda di Sakineh.

Signor Moghaddam, che ne è del figlio e dell'avvocato di Sakineh?
«Le autorità iraniane non ci hanno detto nulla. Non sappiamo neanche in quale carcere sono rinchiusi e siamo molto preoccupati».

Sakineh è detenuta in un carcere, grazie anche alla mobilitazione dell'Europa.
«Credo che sia ancora viva grazie a voi. Per la prima volta governanti, membri della società civile e semplici cittadini si sono battuti fianco a fianco contro una violazione dei diritti umani in Iran. Ricordo ancora l'appello del vostro calciatore Francesco Totti. Ma sfortunatamente, e noi di Human Rights l'avevamo previsto, l'attenzione dell'Occidente è durata solo qualche mese. L'Iran ha bisogno di un'azione costante, perché Sakineh è solo il volto delle migliaia di violazioni dei diritti umani che vengono compiute ogni anno in Iran».

Ad esempio?
«24 ottobre: amputazione della mano a un detenuto accusato di furto nel carcere di Yazd; 19 ottobre: quattro uomini frustati per 75 volte in pubblico a Gonbad-e-Kavous; 17 ottobre: tre persone impiccate ad Ahvaz;  11 ottobre: cinque donne giustiziate a Isfahan, eccetera, eccetera, eccetera... Capisce che Sakineh è solo un simbolo? Centinaia di altre donne iraniane sono in attesa di esecuzione; migliaia sono discriminate ogni giorno in base al loro sesso; decine di migliaia di uomini sono detenuti in condizioni inumane nelle carceri; i loro avvocati sono perseguitati, arrestati e torturati nelle prigioni».

Cosa volete che facciano i Paesi occidentali?
«Dovrebbero spingere l'Onu perché mandi i loro ispettori nel Paese. Il punto è alzare il prezzo che il regime paga per ogni esecuzione».

Si spieghi meglio.
«Mahmud Ahmadinejad sa benissimo che le condanne a morte, le lapidazioni o le torture non servono certo a contrastare i "crimini" o gli "atti immorali" compiuti in Iran. Al contrario, sa altrettanto bene che il suo regime dipende da queste punizioni barbare, che creano il terrore tra la popolazione. E una popolazione terrorizzata non scenderà mai in strada a fare la rivoluzione. Ecco perché il numero delle esecuzioni cresce di giorno in giorno».

A suo modo il trend in crescita delle esecuzioni è una spia delle difficoltà del regime.
«Ahmadinejad continuerà ad ammazzare gli iraniani fino a quando il prezzo da pagare (in termini di impopolarità sullo scacchiere internazionale) sarà sostenibile. Se l'Onu lo rendesse molto alto, metterebbe il dittatore al palo, costringendolo, nel suo stesso interesse, a cambiare strategia».

Leggi anche:

>> «Per i figli di Sakineh attivate tutte le ambasciate europee»

>> I figli di Sakineh chiedono asilo in Italia

>> Iran, «Sakineh non sarà lapidata. Sarà impiccata»

>> Sakineh, sospesa sentenza di morte

>> Iran: sulla lapidazione di Sakineh interviene Carla Bruni

>> Sakineh, il figlio sbaglia: le 99 frustate non sono ancora state inflitte

>> Iran, i giudici sospendono la lapidazione della donna adultera


 
GUARDA LE FOTO DELLA MOBILITAZIONE INTERNAZIONALE PER SALVARE SAKINEH

VAI ALLA PAGINA DELLE NEWS


Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).