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Ci sono cose che non stanno nella testa e nemmeno nel cuore, ma
in un posto ancora più oscuro e profondo dove idee e sentimenti si
pasticciano e per capire che cosa diventano non ci vuole lo
psicologo, ma il gastroenterologo. Ce n'è di bravissimi in giro, di
specialisti della pancia, ma noi in Italia abbiamo il più bravo di
tutti e fa, anche e però, un altro lavoro: il presidente del
Consiglio.
«Berlusconi ha saputo tenere l'orecchio sulla nostra pancia, come
facevano i medici di una volta, più e meglio di chiunque altro»,
dice Beppe Severgnini, «per questo resiste da diciassette
anni».
Per spiegare, nel dettaglio, come ci sia riuscito Severgnini ha
scritto La pancia degli italiani, il suo ultimo libro, che
avrà anche una versione per iPad con, in più, filmati, gallerie
fotografiche e note di testo («Ogni attribuzione che faccio a
Berlusconi è documentata, un vizio che ho preso lavorando
all'Economist»).
Ha voluto e dovuto scriverlo, spiega, per una forma di sfinimento:
«Che tenessi una conferenza a Bombay, a Pechino, a Montevideo o
Helsinki, alla fine, sempre, si alzava uno e chiedeva: Berlusconi,
perché? Ci sono libri che spiegano che è sbagliato e folle, altri
che dicono che è bravo, punto. Io credo che la risposta sia più
complicata e affascinante e ho provato a darla in queste
pagine».
Giorgio Gaber disse - e lei ne fa l'epigrafe del suo libro
-: «Non ho paura di Berlusconi in sé, ma ho paura di Berlusconi in
me».
«Intuizione geniale. Io, ispirandomi, mi ero inventato il
berluscometro, lo strumento per calcolare la quantità di Berlusconi
che c'è in ogni italiano. E una volta, intervistando Veltroni, gli
chiesi se lo potevo usare con lui. Naturalmente il berluscometro
non esiste, ma se ci fosse e ognuno di noi lo usasse con onestà,
avrebbe delle sorprese perché c'è tanto di B (così lo chiama
nel libro, per brevità , ndr) in ognuno di noi. Ah,
comunque
Veltroni non mi permise di usarlo».
Lei dice che gli stranieri chiedono perché, e anche i
giovani chiedono perché. E gli italiani
adulti?
«A sinistra non se lo chiedono perché non vogliono spiegare ciò
che ritengono di dover solo condannare. A destra non se lo chiedono
perché non vogliono capire ciò che ritengono sufficiente
applaudire.
Al di là di elettori e detrattori c'è gente curiosa che lo vota ma
è critica, che non lo vota ma non lo demonizza. Ognuno, negli anni,
ha sedimentato una sua idea di questo personaggio».
L'intervista completa la trovate sul numero 43/2010 di
Vanity Fair, in edicola da mercoledì 27 ottobre.
Fonte[
Vanity Fair
]