DALL'ITALIA08:30 - 27 ottobre 2010

«Casa Montecarlo nessuna truffa», il pm chiede l'archiviazione per Fini

Nessuna truffa, né frode, né inganno di sorta. La vendita dell'appartamento monegasco di Boulevard Princesse Charlotte, per i magistrati della procura di Roma si è svolta in modo del tutto regolare e può essere archiviata.

di Greta Privitera
<p>«Casa Montecarlo nessuna truffa», il pm chiede l'archiviazione
per Fini</p>

Nessuna truffa, né frode, né inganno di sorta. La vendita dell'appartamento monegasco di Boulevard Princesse Charlotte alla società offshore Printemps, il caso politico-giudiziario dell'estate che ha messo Fini sulla graticola, per i magistrati della procura di Roma si è svolta in modo del tutto regolare e può essere definitivamente archiviata. La procura di Roma ha chiesto l'archiviazione per l'insussistenza di azioni fraudolente «nella vendita dei sessanta metri quadrati nel principato di Monaco lasciati in eredità ad An. Passata ai raggi x la procedura di alienazione dell'appartamento, i magistrati non hanno trovato "nessun artifizio o raggiro».

E nemmeno i 300 mila euro (il prezzo di vendita della casa), che per i nemici di Fini si tratta di un prezzo ridicolo e quindi di un imbroglio, ha smosso i magistrati, secondo i quali «la doglianza sulla vendita a prezzo inferiore non compete al giudice penale ed è eventualmente azionabile nella competente sede civile». Cala così il sipario sull'affaire della vendita dell'appartamento monegasco , scoperto dal quotidiano il Giornale e usato per mettere in dubbio l'integrità morale del presidente della Camera. L'archiviazione del caso ha fatto sì che si scoprisse che Fini era indagato per truffa aggravata.

Lo stato d'animo collettivo è sintetizzato da Francesco Pontone, l'anziano amministratore che vendette l'appartamento alla società Printemps: «Sono contento e soddisfatto, si dimostra che era un'azione sballata presa contro il presidente della Camera». Ma la stampa vicina a Berlusconi non si pente. «Non credo che possa essere archiviato tutto, anche dal punto di vista civilistico. Gli italiani hanno diritto di sapere», dice il direttore editoriale del giornale Vittorio Feltri. Duro il suo collega Maurizio Belpietro, direttore di Libero, che parla di una «cupola che impedisce agli italiani di essere informati». Ma Gianfranco Fini, oggi, tira un sospiro di sollievo.

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