DAL MONDO11:05 - 12 novembre 2010

La testa tra le nuvole, metà del tempo si pensa ad altro

La divagazione, secondo i ricercatori, è il modo operativo dominante del cervello, quello che si instaura in automatico quando proprio non siamo costretti a impegnarci. Da distratti trascorriamo il 46,9 per cento delle nostre giornate e c´è una sola attività in cui scendiamo al di sotto del 30 per cento: quella sessuale.

di staff Style.it
<p>La testa tra le nuvole, metà del tempo si pensa ad altro</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Science, la rivista scientifica pubblicata dall'American Association for the Advancement of Science , ha pubblicato uno studio di Matthew Killingsworth e Daniel Gilbert che afferma che: «A differenza degli altri animali, l´uomo trascorre gran parte del tempo pensando a cosa non sta accadendo attorno a lui, contemplando eventi che sono avvenuti nel passato, che potrebbero avvenire nel futuro o che semplicemente non avverranno mai».

La divagazione, secondo i ricercatori, è il modo operativo dominante del cervello, quello che si instaura in automatico quando proprio non siamo costretti a impegnarci. Da distratti trascorriamo il 46,9 per cento delle nostre giornate e c´è una sola attività in cui scendiamo al di sotto del 30 per cento: quella sessuale. Lavoro, computer, televisione e conversazione sono gli sfondi ideali per la divagazione. Fare sport, giocare, ascoltare la radio, prendersi cura del proprio corpo o dei figli sono al contrario compiti che mantengono la mente relativamente aderente alla realtà.

Per seguire il corso dei pensieri dei loro 2.250 volontari, gli psicologi di Harvard hanno usato uno strumento del tutto nuovo per la loro disciplina: l´iPhone, con un´applicazione messa a punto apposta per loro. Durante la giornata, i soggetti studiati dovevano ripetutamente comunicare via web l´attività che stavano svolgendo e confessare quanto fossero distratti. Si è riscontrato che spesso la mente era attratta da divagazioni piacevoli. Nel 26,5 per cento dei casi la distrazione riguardava pensieri sgradevoli e nel 31 per cento dei casi l´immaginazione era neutra.

Nel complesso, il non riuscire a concentrarsi provocava senso di frustrazione, tanto che i due ricercatori hanno intitolato il loro articolo «Una mente che divaga è una mente triste». Gli autori della ricerca suggeriscono di ascoltare «molte filosofie e religioni che insegnano che la felicità consiste nel vivere il presente, addestrando i praticanti a concentrarsi, a restare "qui e ora" e resistere alle distrazioni».

 


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