DAL MONDO12:23 - 13 novembre 2010

Birmania, la dissidente Aung San Suu Kyi torna libera dopo 15 anni

Dopo giorni in cui la notizia era attesa e ormai nell'aria, è ufficiale: Aung San Suu Kyi è tornata in libertà dopo 7 anni di arresti domiciliari e 15 di detenzione di fatto. E di lotta politica, da leader dell'opposizione (già Nobel per la Pace), contro il regime militare. La prima frase: «Dobbiamo lavorare insieme»

di staff Style.it
<p>Birmania,&nbsp;la dissidente Aung San Suu Kyi torna libera dopo
15 anni</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

La notizia, che ormai era nell'aria da giorni, è arrivata: la dissidente Aung San Suu Kyi è tornata libera dopo sette anni consecutivi di arresti domiciliari e 15 di detenzione di fatto. La polizia ha rimosso le barricate che impedivano alla donna di uscire, ma soprattutto a qualsiasi manifestante di avvicinarsi.

«Dobbiamo lavorare insieme, all'unisono, per raggiungere il nostro obiettivo», ovvero quello di una Birmania democratica. Sono state queste le sue prime parole oggi, sabato. Poi ha invitato i suoi sostenitori, radunati in centinaia davanti alla sua casa a tornare domani, quando terrà un discorso.

«C'è un tempo per il silenzio e un tempo per parlare», ha detto rivolgendosi alla folla. Suu Kyi poi è rientrata in casa, assieme ad alcuni esponenti del suo partito, la Lega Nazionale per la Democrazia (Lnd).

Figlia del «Padre della patria», il generale Aung San, ucciso quando lei aveva solo due anni, Aung San Suu Kyi ha studiato in Inghilterra. Nobel per la Pace nel 1991, 65 anni, ha passato 15 degli ultimi 21 anni in detenzione, a casa o in carcere.

Dal 1988 era tornata in patria, dopo aver vissuto all'estero con il marito Michael Aris e i due figli, nel 1988 tornò in patria. Poco dopo nel Paese, governato dai militari dal 1962, si scatenarono grandi manifestazioni per la democrazia, represse nel sangue. Suu Kyi tenne molti comizi davanti a centinaia di migliaia di dimostranti, diventando di fatto una leader dell'opposizione.

Il regime nel 1989, la costrinse agli arresti domiciliari. Alle elezioni concesse dai militari la nuova Lega nazionale della democrazia (Nld), guidata da una Suu Kyi prigioniera in casa, trionfò nel 1990, ma il voto non fu riconosciuto dai generali. Da quindici anni la donna, intransigente e che ha rifiutato sempre qualsiasi compromesso, ha alternato carcere e arresti domiciliari. Non vedeva i figli da dieci anni. Il regime l'ha liberata ora dopo le «elezioni farsa» della scorsa settimana.

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