DAI PALAZZI15:44 - 23 novembre 2010

In fuga dalla cocaina

Si comincia per sentirsi più forti, poi diventa una schiavitù che ti distrugge la vita. E, purtroppo, non è solo un film con Isabella Ferrari. In Italia sono 172 mila i consumatori pesanti di cocaina. E molte sono donne. Come Francesca, Carla e Giorgia, che hanno accettato di farsi aiutare. E di raccontare qui la loro storia

di Riccardo Venturi
<p>In fuga dalla cocaina</p>
PHOTO MASSIMO MASTRORILLO - COURTESY OF VANITY FAIR

Laura è, agli occhi di tutti, una perfetta moglie e madre della buona borghesia. Finché un giorno provoca un incidente - in auto con i bambini - ed esplode la verità che troppo a lungo ha tenuto nascosta: Laura è una cocainomane.

Laura è il personaggio di un film per la Tv interpretato da Isabella Ferrari, ma il quadro dipinto dall'Agenzia europea delle droghe nella sua relazione annuale, lo scorso 10 novembre, purtroppo non è una fiction: mille morti di cocaina in Europa nel 2008, 172 mila pesanti consumatori in Italia, un numero che è in costante aumento e che ci mette ai primi posti in Europa, superati solo da Gran Bretagna e Spagna. Una realtà talmente tragica che persino la rassicurante Raiuno se n'è accorta.

Per prepararsi alla parte - Storia di Laura andrà in onda nella prossima stagione - la Ferrari ha frequentato a Campi Bisenzio, vicino a Firenze, il Centro di osservazione, disintossicazione e diagnosi Luzzi. Responsabile della struttura è Maria Rosaria De Maria (sorella di Renato, regista e marito dell'attrice). Grazie a lei abbiamo incontrato tre donne che si stanno disintossicando, una al Luzzi e due al Sert di Sesto Fiorentino. Queste sono le loro storie.

 

Francesca, 31 anni

«La cocaina è una droga socialmente accettata. Eppure so, per esperienza, che è più dannosa perfino dell'eroina. In cinque anni ti frigge il cervello». Il primo tiro, lei, lo fa a 15 anni. «Ero una ragazzina insicura in un gruppo di amici più grandi, volevo essere accettata». A 19 anni inizia a bucarsi: eroina. «Finché un amico mi ha detto: se ti è piaciuto l'ago devi provare a mescolare l'eroina con la coca. Si chiama speedball, è la botta migliore del mondo». Dopo poco più di un anno, accade l'episodio che le dà la spinta per smettere: «Mi presentai, sporca di sangue dopo essermi fatta, a un appuntamento con un ragazzo che mi piaceva. Mi feci proprio schifo». Resiste sette anni senza bucarsi, «giusto un tiro di coca all'ultimo dell'anno, e fumavo delle gran canne». Ma poi incontra un vecchio amico che la riporta sulla cattiva strada: «Partimmo, andammo in Spagna e in Portogallo, ricominciai a strafarmi di eroina e cocaina in vena».

Al ritorno, Francesca lavora, e continua a drogarsi. Il suo capo - sposato, in carriera - la scopre, si invaghisce di lei, si mette in testa di salvarla. Una sera lei si presenta in condizioni pietose, sale in macchina, lui ha un raptus. «Mi dà una manata. Mi lega le mani dietro la schiena. Tira fuori un coltellino. Ero convinta mi volesse uccidere. Poi ha iniziato a tagliuzzarmi: non a fondo, però. Faceva questi tagli e stava lì a vedere il sangue colare. Dopo l'atto sessuale, mi ha slegata e ha cominciato a piangere. Me la sono data a gambe, il giorno dopo ho presentato le dimissioni».

È l'agosto dell'anno scorso, Francesca si tuffa nella droga più di prima. «Mi sono fatta fuori i 5 mila euro di liquidazione in un amen. Ho smesso con l'eroina e ho cominciato a farmi solo di cocaina in vena. E la cocaina è terribile. Ti senti onnipotente, non pensi alle conseguenze delle tue azioni. Se prima rubacchiavo, mi sono messa a fare scippi. In biblioteca sono riuscita a rubare cinque portatili. Ho portato via da un ospedale un televisore al plasma attaccato al muro. Entravo nei negozi, provavo tutto fino a quando la commessa non doveva andare a prendere qualcosa, le rubavo borsetta e telefonino e me ne andavo. Rubavo anche nelle chiese: calavo il filo di ferro con la colla per topi nella cassetta delle offerte, e tiravo su le banconote. Come ultima risorsa andavo alle Cascine, acchiappavo il vecchietto fingendo di fare la marchetta, lo portavo nel punto dove so che la strada diventa pedonale, mi facevo dare i soldi e scappavo».

Ma anche Francesca tocca il suo fondo. «Ho rubato un braccialetto a mia madre. Era un regalo che le avevamo fatto io e i miei fratelli per un compleanno, una cosa simbolica, ci avevamo fatto incidere i nomi. Avevo già soldi, ma invece di un solo grammo di coca ne volevo tre. Ho venduto il braccialetto, comprato la coca, e mi sono fatta. Ma mi sono sentita così male, ma così male, un essere meschino, abietto, un verme. Sono andata a confessare ai miei: mamma, ho fatto una cosa orribile. Ho iniziato subito i passi per venire qui, al Luzzi. Ma, fino al giorno prima di entrare, ho continuato a rubare e a drogarmi. Anche oggi, dopo due settimane, la coca me la sogno la notte. Ci penso tutti i giorni. La psicologa mi dice: per sostenere il percorso devi avere una luce in fondo. Ma io non ho un progetto, non ho un desiderio, non ho una visione del mio futuro».

 

Carla, 34 anni

«Il primo tiro l'ho fatto a 24 anni, per provare qualcosa di diverso a un Capodanno, ma per qualche anno è stato un uso solo occasionale. Finché in piscina, dove insegnavo nuoto, ho incontrato una donna più vecchia di me, e mi sono innamorata. Prima non mi era mai passato per l'anticamera del cervello di essere omosessuale. Lei tirava coca da sempre. È stato come un vulcano». La cocaina le fa perdere il lavoro. «Mi addormentavo alle 6, alle 7 del mattino, poi non ce la facevo più ad alzarmi. Intanto eravamo andate a convivere. Tiravamo insieme, e poi giù botte tutte le sere. Una volta, fuori di testa, le sono andata addosso con la macchina. Per miracolo non si è fatta niente di grave».

Carla ha 30 anni e viene ricoverata in psichiatria. Uscita, si mette con un pusher: «Di lui non mi importava molto, ci andavo a letto e basta. Lo cercavo per la droga». Inizia a fare avanti e indietro con il Costa Rica, dove c'è coca a prezzi stracciati e, ogni notte, un uomo diverso: «Perché farsi aumenta la voglia di sesso, ma è un sesso senza sentimento. La cocaina annienta il cuore e l'anima. La mia mamma non sapeva più nemmeno dov'ero. Avevo rovinato tutti i rapporti. Esisteva solo la droga. Ho tentato più di una volta di prenderne più del dovuto, per farla finita. Ma non ci sono riuscita. L'ultima volta ne ho presa una sacchettata. Lì ho toccato il fondo». Sopravvissuta, decide di tornare. «Non so nemmeno come ho fatto a prendere l'aereo. Non avevo neanche una lira per mangiare. Avevo finito tutto, soprattutto me stessa. All'arrivo sono andata da mia mamma e le ho detto: non ce la faccio più».

Un anno e mezzo fa, Carla arriva al Sert. «È stata dura. Tutti i cocainomani sono bugiardi cronici. La prima ricaduta è stata dopo un mese. Ma oggi ho rimesso in gioco tutta la mia vita, ho ricominciato da capo. Faccio le pulizie, mi alzo la mattina alle 5. Ho ripreso le amicizie, il rapporto con mia mamma, con mio fratello. Prima non avevo pace, ora sono più felice».

L'articolo completo sul numero 47/2010 di Vanity Fair, in edicola il 24 novembre 2010

Fonte[ Vanity Fair ]

Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
filo 48 mesi fa

amare ed essere impotenti perche lui ha scelto la morte che si procura si chiama cocaina non serve fargli capire quando lo ami lui non sente non crede non accetta nessun aiuto Dio mio dove sei eppure ho sempre creduto in te perche succede tutto cio' perche permetti questo non e' giusto vedere buttare una vita cosi' per chi e per cosa la mia disperazione e' il suo dolore che mi ha lasciato adosso come vorrei che fosse solo un brutto sogno...............

Fiaba senesi 73 mesi fa

Bellissimo articolo e argomento azzeccatissimo per il momento assurdo che stiamo vivendo con la cocaina,grazie! Bisogna che la gente sappia le conseguenze e i danni che provoca,anche quelli psicologici che non sono da sottovalutare..io ho rotto da pochi mesi con un ragazzo che ne faceva uso e vi posso assicurare che e' una droga subdola e viscida,forse la peggiore di tutte.

Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).