DAL MONDO12:09 - 08 novembre 2010

Birmania, scontri dopo le elezioni viziate. Obama: «Liberate Suu Kyi»

Il Paese va al voto per la prima volta in 20 anni. In scrutini definiti però dall'Occidente ingiusti. A cui sono seguiti scontri tra ribelli e autorità. Almeno tre i morti. Per chiedere la liberazione del leader dell'opposizione, è intervenuto anche il presidente americano

di staff Style.it
<p>Birmania, scontri dopo le elezioni viziate. Obama: «Liberate Suu
Kyi»</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Dovevano essere le prime elezioni organizzate da 20 anni in Birmania. Sono finite sconfessate, con i Paesi occidentali che dichiarano: lo scrutinio, senza il leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi (agli arresti domiciliari), e senza il suo partito sciolto, la Lega nazionale per la democrazia (Ldn), non può dirsi attendibile. Né «libero», né «giusto», per usare aggettivi del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che ha colto l'occasione per lanciare un (nuovo) appello alle autorità asiatiche: «Liberate immediatamente e senza condizioni Aung San Suu Kyi e tutti i prigionieri politici». Il Segretario di Stato, Hillary Clinton, ha parlato di «elezioni farsa che, ancora una volta, mettono in luce gli abusi della giunta militare». Il sistema è stato condannato anche dall'Unione europea, sorpresa che non siano state prese le misure necessarie «per garantire un processo elettorale libero, giusto e pluralista».

Intanto, al confine con la Thailandia, sono scoppiati alcuni scontri tra ribelli e truppe governative, costringendo almeno 10 mila persone a fuggire, cercando rifugio oltre. Per il momento, sarebbero tre le vittime, dieci i feriti.


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