DALL'ITALIA16:54 - 03 giugno 2010

Vescovo italiano ucciso in Turchia: era l'uomo del dialogo

Monsignor Luigi Padovese è stato assassinato dal suo autista

di Tamara Ferrari
<p>Vescovo italiano ucciso in Turchia: era l'uomo del dialogo</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

«Dobbiamo far entrare la Turchia nell'Unione Europea: è l'unico modo per salvare i cristiani in questo Paese», mi aveva detto due anni fa nella sua casa a Iskerendun, nel sud del Paese, Monsignor Luigi Padovese, 63 anni, vicario apostolico dell'Anatolia. Ci eravamo incontrati per discutere di come vivono, in una nazione a maggioranza musulmana, i cattolici, soprattutto dopo l'omicidio avvenuto due anni prima di don Andrea Santoro. Oggi anche monsignor Padovese è stato ucciso.

L'alto prelato da anni era impegnato a promuovere il dialogo tra cristiani e musulmani. È stato accoltellato a morte nella sua abitazione dal suo autista. Domani avrebbe dovuto recarsi a Cipro per incontrare il Papa e ricevere da lui, assieme ad altri prelati cattolici, il documento preparatorio del prossimo Sinodo sul Medio Oriente, in cui si parla anche delle violenze contro i cristiani.

«È un fatto terribile, orribile, che ci lascia costernati», ha detto il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi commentando la sua morte. Era stato proprio monsignor Padovese a celebrare i funerali di don Andrea Santoro, ucciso il 5 febbraio del 2006 nella sua chiesa.

Quell'episodio lo aveva talmente colpito che, dopo due anni, ancora non riusciva a capacitarsene. «Per me è una ferita ancora aperta», mi aveva detto, «anche se la Turchia è uno stato laico, i pochi cattolici che vi abitano, lo 0,6 per cento della popolazione, non hanno vita facile».

In quel periodo c'era in Europa un dibattito infuocato sull'ingresso della Turchia nell'Unione europea. «Sarebbe importante fare questo passo», aveva detto, «così nessuno potrebbe più chiudere gli occhi davanti ai diritti negati nei confronti dei cristiani cattolici, che qui sono costretti a vivere nascosti». Prima di salutarmi aveva ribadito che «la cosa più importante, comunque, è promuovere il dialogo tra le religioni».

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