DAL MONDO17:02 - 07 giugno 2010

Dal milione di posti di lavoro al giro d'affari, i Mondiali spiegati da Giorgio Dell'Arti

Dal giro d'affari ai ricavi dei giocatori, tutti i numeri di Sudafrica 2010

di Giorgio Dell'Arti
<p>Dal milione di posti di lavoro al giro d'affari, i Mondiali
spiegati da Giorgio Dell'Arti</p>
PHOTO GETTY IMAGES

LA PRIMA VOLTA DELL'AFRICA
Europa 10, Sudamerica 4, Centroamerica 2, Nordamerica 1, Asia 1: è questa la ripartizione per continente delle prime 18 edizioni del campionato del mondo di calcio. Fino ad ora mancavano all'appello l'Oceania e l'Africa: poiché la prima ha però ospitato in Australia (Melbourne 1956 e Sydney 2000) due edizioni dei giochi olimpici, restava un solo continente al di fuori di entrambe le manifestazioni sportive più importanti del mondo: il vuoto viene adesso colmato con i mondiali di calcio organizzati dal Sudafrica.

LO SCIPPO DEL 2006
«Giustizia è fatta» esultò il presidente della Fifa Sepp Blatter quando il 15 maggio 2004 il Sudafrica coronò a Zurigo la sua candidatura. Già deciso che i Mondiali 2010 sarebbero stati disputati in Africa, erano in corsa Egitto (nessun voto), Tunisia (si ritirò), Libia (fu messa fuorigioco dalla Fifa), Marocco (ottenne 10 voti) e Sudafrica (14). Il risultato del ballottaggio fu una sorta di risarcimento dello scandalo che aveva scippato ai sudafricani il Mondiale del 2006, organizzato dalla Germania (all'epoca destò molti sospetti la decisiva astensione del delegato neozelandese).

UN CAMMINO LUNGO SEI ANNI
Essendo il calcio, molto più del cricket o del rugby, il collante sociale fra le etnie sudafricane, la vittoria del 2004 fu accolta con grandi festeggiamenti in piazza. Nonostante il Paese avesse le migliori strade, i migliori ospedali e anche i migliori stadi di tutta l'Africa, con la disoccupazione al 40 per cento, il 48% dei cittadini sotto la soglia di povertà e l'Aids che faceva strage nelle "townships" sempre più rigonfie di immigrati, si capì subito che sarebbero stati molti i problemi da risolvere nei successivi sei anni.

UN MILIONE DI POSTI DI LAVORO
Subito furono stanziati 100 miliardi di rand, 12 miliardi di euro al cambio dell'epoca, per migliorare strade e ferrovie. I nuovi posti di lavoro creati dall'organizzazione del mondiale furono stimati in un milione (su una popolazione intorno ai 47 milioni). Calcolati 300mila visitatori alla settimana, si stimarono incassi per 7,2 miliardi di rand (0,8 miliardi di euro) durante il torneo, che nei progetti (sogni?) del governo sarà seguito da una grande crescita nel numero dei turisti provenienti da tutto il mondo.

129 MILA POSTI DI LAVORO
Quando il 25 novembre 2007 si svolse a Durban il sorteggio preliminare per i gironi di qualificazione dei Mondiali, il Sudafrica si trovava a metà strada nel percorso che l'avrebbe portato al grande appuntamento iridato. A febbraio il governo del presidente Thabo Mbeki aveva approvato un budget di 10,5 miliardi di rand (1,08 miliardi di euro) per gli stadi. Prodotto interno lordo 2006 pari a 174 miliardi di euro, per il 2007 si prevedeva una crescita del 4,8%. Secondo i calcoli dell'epoca da lì al 2010 i Mondiali avrebbero contribuito al Pil con 5,3 miliardi di euro. Complice la recessione, nel tempo le stime si sono ridimensionate: quando un anno fa si disputò la Confederations Cup, una sorta di prova generale, il governo stimò in 129.000 i posti di lavoro creati dal Mondiale.

IL FLOP DEL BOTTEGHINO
Secondo le ultime stime, il governo sudafricano calcola che il Mondiale darà all'economia una spinta compresa fra mezzo punto e un punto di Pil. Molti nel paese cominciano però a dubitare che sia stato un affare spendere 4,5 miliardi di euro nella costruzione di stadi che finito il mondiale sarà difficile riempire, discorso che vale anche per le pance di quella parte della popolazione (ancora la metà, come sei anni fa) che vive al di sotto della soglia di povertà. Di certo, i Mondiali saranno un affare per la Fifa, che spesi 1,2 miliardi di euro (soprattutto per finanziare la ristrutturazione degli stadi) conta di incassarne 2,5 (diritti tv, sponsorizzazioni ecc.). La vendita dei biglietti (prezzo di partenza fra 13 e 600 euro) non è però andata bene: ad aprile, con quasi un terzo dei tre milioni di tagliandi ancora in cerca di un acquirente, Blatter ha deciso di dimezzare i prezzi. Complice il costo dei pacchetti viaggio/albergo e la crisi, è probabile che il Sudafrica finirà con l'attirare molti meno turisti/tifosi del previsto.

IL BENGODI DEI CALCIATORI
Il Mondiale sarà sicuramente un affare per molti calciatori: se i 15 più ricchi tra i 736 convocati hanno già ricavi annuali complessivi pari a 322,2 milioni di euro (un terzo del prodotto interno lordo della Guinea Bissau), un'affermazione sui campi sudafricani potrebbe spingere personaggi come l'argentino Leo Messi, il portoghese Cristiano Ronaldo, il brasiliano Kakà, l'argentino Fernando Torres, l'inglese Wayne Rooney ai primi posti nella classifica degli sportivi più pagati del mondo. A prescindere dai premi (in caso di vittoria gli spagnoli incasserebbero 550mila euro a testa, gli inglesi 430mila, i brasiliani 300mila, azzurri e francesi 240mila), i procuratori sono pronti a monetizzare le gesta dei loro assistiti anche in termini di stipendi e sponsorizzazioni.

PALLONE CONTRO CRISI: LA SFIDA DELLA BORSA
Per quanto riguarda le aziende, secondo un'indagine della Camera di commercio di Milano in Italia si stima un giro d'affari «mondiale» di oltre 3 miliardi di euro attraverso le maggiori vendite di televisori, bibite, capi d'abbigliamento ecc. Chi ama giocare in borsa, sappia che Bnp Paribas ha individuato tredici i titoli di borsa che in genere durante il torneo aumentano di valore (Adidas, Nike, Puma, Danone, Coca Cola, Heineken, Nestlé ecc.): nel 2002 la crescita media toccò addirittura il 24,6%, nel 2006 l'8,9%. La domanda è: la passione per il calcio sarà in grado di battere anche la crisi che da tempo funesta i mercati?

LEGGI LE ALTRE NEWS


Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI
Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).