DAL MONDO13:01 - 09 giugno 2010

A Buffalo nel rifugio per «ricchi» vagabondi

Il New York Times gli dedica un reportage

di Lavinia Farnese
<p>A Buffalo nel rifugio per «ricchi» vagabondi</p>
PHOTO GETTY IMAGES

Sono vagabondi, lavativi, ma non sono disperati: i ragazzi che occupano un palazzo fatiscente e abbandonato tra i magazzini e le fabbriche vicino il Niagara, a Buffalo, non sono mai sempre gli stessi, girano: un piccolo numero di residenti ci abitano tutto l'anno, gli altri no, sono di passaggio, musicisti, viaggiatori, sognatori. Appartengono ai freegan: quelli che frugano nei cassonetti, recuperano gli scarti, riciclano di tutto, riparano gli abiti col filo interdentale, se manca quello di cotone, consumano il minimo necessario, in moneta e energia, condividono.

Il New York Times dedica loro un reportage. Entra nella casa da sei camini, una sala da pranzo una biblioteca, due bagni, due cucine, la piscina, un frigorifero (di cibi in scatola e insalate scaduti nei supermercati e raccolti nelle discariche), varie camere da letto, enormi (la più grande l'hanno chiamata «la memoria libera», e ha scaffali pieni di vestiti di seconda mano).

E' diventata il regno della «povertà decadente», da quando Tim, 22 anni, figlio ribelle di un consulente finanziario e di una insegnante di inglese, mise gli occhi su quella proprietà e convinse un erede poco interessato a cedergliela. Per un rifugio d'utopia che è anche un laboratorio di vita alternativa, in cui tutto viene trasformato: «Un giorno qualcuno si chiese che fine avessero fatto le posate», racconta un residente. «Erano diventate un carillon nel vento, uno scacciapensieri».

Buffalo ha 10 mila strutture abbandonate, per questo è un posto fertile per lo sqatting.

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