DAL MONDO17:05 - 01 giugno 2010

«Lasciatemi morire». In Oregon, storie di chi ha scelto l'eutanasia

Nello Stato dove una legge rende legale l'eutanasia

di Enrica Brocardo
<p>«Lasciatemi morire». In Oregon, storie di chi ha scelto
l'eutanasia</p>
PHOTO ALESSANDRO COSMELLI - CONTRASTO

«Finché ho vissuto ho fatto tutto quello che mi andava».

Marc Rossi è seduto di fronte a me, ma parla come se ormai non ci fosse più. Gli faccio notare che ha usato il passato, come se fosse già morto. «È così che mi sento», risponde. Marc abita da solo nella sua villetta a Portland, in Oregon, il primo Stato americano (seguito da quello di Washington l'anno scorso) ad avere approvato una normativa che consente ai malati terminali di togliersi la vita.

Una legge, il Death With Dignity Act, morte con dignità, unica al mondo. Non si tratta di eutanasia, perché è riservata a malati con un'aspettativa di vita non superiore ai sei mesi, ma anche capaci di intendere e di volere, nonché di reggere in mano il bicchiere con dentro sciolti i 10 grammi di Seconal, corrispondenti al contenuto di 100 capsule, e di berlo. E non si tratta neppure di «suicidio assistito» come comunemente viene definito perché, mi fanno notare, queste persone sono destinate a morire comunque.

«Sembro un vecchio, ma ho solo 55 anni», dice Marc, la voce che si fa strada a fatica in gola, «fino a quattro anni fa ho fatto una vita normale, facevo la mia ginnastica al mattino, portavo fuori il cane, andavo al lavoro, non mi ammalavo mai. All'improvviso ho cominciato a stare male. All'ospedale mi dissero che il mio pancreas non funzionava».

Da allora lo hanno operato dodici volte, da un anno e mezzo si nutre per endovena. «Passo il mio tempo in casa, non ho energie, ho sempre freddo. Sto a letto, guardo la televisione, non posso leggere perché mi stanco subito. Non c'è molta differenza tra vivere in questo modo ed essere morti».

L'articolo completo lo trovate sul numero 22/2010 di Vanity Fair, in edicola il 2 giugno.

Fonte[ Vanity Fair ]

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