DALL'ITALIA17:08 - 10 giugno 2010

Dai divieti alla guerra di Di Pietro: il ddl sulle intercettazioni in cinque minuti

Il Senato ha approvato la richiesta del governo con 164 sì e 25 no. Ecco tutte che cosa cambierà spiegato da Giorgio Dell'Arti

di Giorgio Dell'Arti
<p>Dai divieti alla guerra di Di Pietro: il ddl sulle
intercettazioni in cinque minuti</p>

IL VIA LIBERA
Il Senato ha dato il via libera al disegno di legge (ddl) sulle intercettazioni, il maxiemendamento di 13 pagine (42 commi) che raccoglie le ultime modifiche apportate al testo del relatore Roberto Centaro (senatore Pdl, magistrato). Il ddl, approvato con 164 voti a favore e 25 contrari, ora tornerà alla Camera per il sì definitivo.

UN ALTRO VOTO DI FIDUCIA
Il voto di fiducia di oggi è stato il 34esimo dall'inizio della legislatura, il quinto in materia giustizia. La presidenza del Consiglio aveva deciso di ricorrere all'istituto della fiducia, qualora fosse stato necessario, nella seduta del 25 maggio scorso.

LA PROTESTA DELL'OPPOSIZIONE
La decisione di ricorrere alla fiducia ha inasprito ulteriormente i rapporti della maggioranza con l'opposizione. Al momento del voto il Partito Democratico ha abbandonato l'aula in segno di protesta. Idv, Udc e Radicali hanno votato contro. I sette senatori a vita (Levi Montalcini, Pininfarina, Scalfaro, Andreotti, Ciampi, Colombo, Cossiga) non hanno partecipato alla prima chiama per il voto.

I senatori dell'Italia dei valori (tra loro Francesco Pardi, il capogruppo Felice Belisario, il vice Fabio Giambrone, il capogruppo in commissione Giustizia Luigi Li Gotti ecc.) hanno trascorso la scorsa notte in aula (i commessi di Palazzo Madama in tarda serata hanno portato loro panini e bibite) e questa mattina hanno occupato i banchi riservati al governo. Il presidente Renato Schifani li ha invitati più volte ad abbandonare la posizione consentendo l'inizio dei lavori. Al loro rifiuto ne ha disposto l'espulsione dall'aula, consentendone la riammissione solo al momento del voto.

DI PIETRO VA ALLA GUERRA
Antonio Di Pietro ha detto di aver acquisito il dominio di un sito estero (www.italiadeivalori.eu.bg) con sede a Bruxelles su cui pubblicare le intercettazioni vietate in Italia e di aver già preparato il quesito per un referendum abrogativo.

ASPETTANDO NAPOLITANO
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si pronuncerà sulla norma solo dopo il via libera da parte della Camera. Il capo dello Stato era intervenuto sul tema il 2 giugno scorso, auspicando una legge più accettabile.

LO SCIOPERO DELLA STAMPA
Franco Siddi, segretario della Fnsi (Federazione nazionale della stampa italiana), ha proclamato per il prossimo 9 luglio «la giornata del silenzio per la stampa italiana con lo sciopero generale contro il ddl intercettazioni». Il giorno della protesta dovrà coincidere con la discussione finale del ddl: se si deciderà per un altro giorno, la data dello sciopero cambierà.

IL DISEGNO DI LEGGE
Il ddl sulle intercettazioni modifica l'articolo 266 del Codice di procedura penale che regola le intercettazioni come mezzo di ricerca delle prove e le norme relative alla loro pubblicazione.

Le nuove regole non si applicano ai processi in corso, in cui le intercettazioni sono già state autorizzate o prorogate. Ferma restando la validità delle operazioni già disposte, gli ascolti potranno però proseguire per non più di 75 giorni, eventualmente prorogabili. Dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, inoltre, serviranno altri 15 giorni per permettere alle Procure di allestire il registro segreto e un luogo dove conservare le intercettazioni.

I REATI PER I QUALI SONO AMMESSE LE INTERCETTAZIONI

* Delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell'ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a cinque anni determinata a norma dell'art. 4;
* Delitti contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni determinata a norma dell'art. 4;
* Delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope;
* Delitti concernenti le armi e le sostanze esplosive;
* Delitti di contrabbando;
* Reati di ingiuria (594 c.p.), minaccia (612 c.p.), molestia o disturbo alle persone (660 c.p.) col mezzo del telefono.
* Delitti previsti dall'articolo 600-ter (pornografia minorile), terzo comma, del codice penale.

CHE COSA CAMBIA PER I MAGISTRATI

* Le modalità di autorizzazione. Tre giudici, non più uno, dovranno decidere se autorizzare o meno le intercettazioni. Il punto ha suscitato le proteste dei magistrati perché trovare in un tribunale tre professionisti non impegnati non è facile e rallenterebbe il corso della pratica.
* Reati e tempi. Nessun reato per il quale era già prevista la possibilità di intercettazione sarà sottratto alla possibilità di disporre intercettazioni. Nella lista è stato inserito anche il reato di stalking. Per i reati più gravi (associazione di stampo mafioso, tratta di esseri umani, traffico di droga, terrorismo) le intercettazioni saranno possibili per 40 giorni, più altri venti rinnovabili senza limiti di tempo. Per i reati puniti con più di cinque anni di carcere (tra questi, la corruzione), il termine massimo per le intercettazioni, previa autorizzazione del tribunale collegiale, è fissato in 75 giorni (40+20+15). Qualora esistano «elementi fondanti per l'accertamento del reato», o «indicazioni rilevanti per impedire la commissione di un reato» ai pm sono concessi altri tre giorni, prorogabili di volta in volta con provvedimento del Gip. Il pm potrà ordinare autonomamente alla polizia giudiziaria di eseguire i controlli, subito dopo dovrà chiedere la convalida al tribunale collegiale (che deciderà entro tre giorni), allegando la documentazione che dimostri l'effettiva necessità di ogni proroga. In mancanza della ratifica, la conversazione registrata non avrà alcun valore: sarà carta straccia.
* Utenze. L'indagato potrà essere intercettato solo sulle sue utenze e su quelle che hanno «un rapporto oggettivamente collegabile alla (presunta) attività criminosa». Niente più microfoni piazzati in casa o in auto per registrare le conversazioni. Le intercettazioni ambientali potranno essere effettuate anche se «non vi è fondato motivo di ritenere che nei luoghi» dove sono state disposte «si stia svolgendo attività criminosa».
* L'utilizzabilità. Le intercettazioni disposte per un reato potranno essere utilizzate per provarne anche un altro, purché il fatto sia lo stesso.
* Pubblici ministeri. In base alle modifiche introdotte agli articoli 36 e 53 del codice di procedura penale il pubblico ministero che rilascia pubblicamente dichiarazioni sul suo processo o che è indagato per violazione del segreto potrà essere sostituito, ma non in modo automatico, dal capo dell'ufficio. Vietate anche la pubblicazione e la diffusione dei nomi e delle immagini dei magistrati relativamente ai procedimenti penali loro affidati.
* Documenti coperti dal segreto. Chi rivela (magistrati, polizia o periti) notizie su atti o documenti d'indagine coperti dal segreto è punito con la reclusione da uno a sei anni. Chi in modo illecito viene a conoscenza di atti d'indagine coperti dal segreto è punito con il carcere da uno a tre anni. Se è un pubblico ufficiale la pena va dai due ai sei anni.
* Archivio. I verbali e i supporti delle registrazioni devono essere conservati in un archivio riservato tenuto nell'ufficio del pubblico ministero che ha disposto l'intercettazione.
* Clero/Parlamento. Se nelle intercettazioni finisce un sacerdote bisogna avvertire la diocesi. Se l'intercettato è un vescovo, il pm deve avvertire la segreteria di Stato vaticana. Per quanto riguarda i parlamentari occorre il via libera della Camera di appartenenza. Vietato ascoltare assistenti e familiari degli onorevoli se sono estranei ai fatti per cui è in corso l'indagine.

CHE COSA CAMBIA PER I GIORNALISTI

Che cosa non si potrà pubblicare. Il ddl vieta la pubblicazione anche parziale o per riassunto di atti, intercettazioni e documenti che riguardano fatti, circostanze e persone estranee alle indagini. Vietata la trascrizione nei verbali d'intercettazione e nei brogliacci (i registri in cui si annotano le cosiddette scritture ausiliarie) delle parti di conversazioni con persone estranee ai fatti. Proibita anche la pubblicazione parziale o per riassunto della documentazione, degli atti e delle intercettazioni di cui sia stata ordinata la distruzione.

Che cosa si potrà pubblicare. Gli atti delle indagini in corso possono essere pubblicati soltanto per riassunto (sono vietati i virgolettati). Gli editori che li pubblicano in modo testuale rischiano una multa da 25.800 a 309.800 euro. Vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto della documentazione relativa a conversazioni telefoniche, comunicazioni informatiche (cioè email) o ai dati del traffico telefonico (i tabulati). Questo accade anche se non sono più coperti dal segreto, fino alla fine delle indagini o al termine dell'indagine preliminare. Vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto delle richieste e delle ordinanze di custodia cautelare prima che l'indagato e il suo difensore ne siano venuti a conoscenza.

Pene per giornalisti ed editori. Le intercettazioni, anche se non più segrete, sono vietate alla stampa fino alla fine delle indagini: per gli editori che sgarrano sono previste multe che partono da 300mila euro e salgono a 450mila nel caso di intercettazioni che riguardano persone estranee alle indagini o che devono essere espunte dal procedimento perché illecite o irrilevanti ai fini processuali. I giornalisti che durante le indagini pubblicano intercettazioni o atti coperti da segreto sono puniti con l'arresto fino a 30 giorni o con l'ammenda da 2mila a 10mila euro. Oltre all'indagine penale sarà subito avviata un'indagine disciplinare che può portare alla sospensione cautelare per tre mesi.

Registrazioni. Le registrazioni fatte di nascono sono permesse solo ai giornalisti professionisti, ai pubblicisti e agli 007.

Radio e televisioni. Le riprese radiotelevisive di un procedimento potranno essere autorizzate dal presidente della Corte d'Appello, «quando sussiste un interesse sociale particolarmente rilevante per la conoscenza del dibattimento», anche senza il consenso delle parti interessate.

Internet. Le rettifiche, anche sui siti internet d'informazione, devono essere pubblicate entro 48 ore e senza commento, con le stesse caratteristiche grafiche e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.


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