DAL MONDO11:15 - 10 giugno 2010

Google, le cose che conosce di noi

Il motore di ricerca conderva i dati in tre scatole

di Lavinia Farnese
<p>Google, le cose che conosce di noi</p>

Ci sono cose che Google sa di noi e che conserva nei suoi server sparsi da qualche parte per il mondo, senza che noi ce ne rendiamo conto. Ogni volta che scriviamo una parola nella sua stringa per una ricerca, che ci «loggiamo» per controllare la nostra posta, in Gmail, o per entrare nel nostro profilo personalizzato, in iGoogle, quello che digitiamo viene smistato e raccolto dalla società di Mountain View, che lo «spedisce» in tre scatole. Lo scrive Italia Oggi.

La prima contiene i cosidetti log data: ogni volta che ricerchiamo una parola o un'immagine, ogni volta che visioniamo una pubblicità di Google, il motore di ricerca, come fa la maggiorparte dei siti internet, prende nota dell'indirizzo Ip, del browser che si usa per accedervi, del sistema operativo e della ricerca fatta. Appunti che Google tiene per 9/18 mesi.

Nella seconda, ci sono i dati da coloro che sono registrati a Google: sono tracce che «volontariamente» diamo al motore di ricerca, autenticandoci con nostri user-id e password.

Nella terza scatola, Google conserva tutte le altre informazioni che setaccia in rete, dai dati presenti nelle mappe, a quelli che clicchiamo negli altri siti, alla nostra presenza sui social network.

Ma cosa ci fa Google con le nostre informazioni? Perlopiù strategia: pensa prodotti e servizi più utili, offre agli inserzionisti un bacino di persone per pubblicità «ben ritagliate»: se nei giorni precedenti abbiamo visitato siti di case al mare, è facile che ci ritroveremo, nel corso della nostra navigazione, un banner che riguarda residenze estive.

Utenti e authority, lamentano però poca chiarezza sulla privacy e il rischio che, con la filosofia del «prima lancia, poi correggi», si ripetano scivoloni come quelli di cui il gigante web è già stato protagonista. Si pensi a Street View: le auto speciali che giravano per la città per mapparle, raccoglievano contemporaneamente anche i dati provenienti dalle reti wi-fi non protette dei dintorni: frammenti di e-mail, dati bancari. O a Google Buzz che, lanciato nel febbraio scorso con l'intento di portare Gmail nel mondo dei social network, ha violato la privacy dei suoi utenti: come impostazione predefinita, era pubblica la lista di contatti mail con cui ciascuno aveva scambiato più messaggi.


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RISULTATI
marta 75 mesi fa

come l'acqua sono, trasparente e pura.Di cosa devo aver paura?

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