DAL MONDO19:02 - 18 giugno 2010

Saramago e quelle ultime parole prima di morire

Il ricordo di Enrica Brocardo

di Enrica Brocardo
<p>Saramago e quelle ultime parole prima di morire</p>
PHOTO CORBIS IMAGES

Quando intervisti una persona anziana, qualcuno che ha passato, diciamo, gli ottant'anni, la tentazione di chiedere che cosa pensa della morte, della sua in particolare, se ne ha paura, per esempio, o se pensa a un eventuale «dopo», questa tentazione, dicevo, è quasi irresistibile.

Non è morbosità, almeno credo. È curiosità, almeno per me. L'idea, magari ingenua, che più si avvicina il termine fisiologico della vita, più la morte diventi comprensibile.

José Saramago è morto a 86 anni. E quando l'anno scorso lo incontrai nel suo studio a Lanzarote, in occasione della pubblicazione dei suoi «Quaderni», sapevo che quella tentazione sarebbe stata insopprimibile.

Accanto a lui c'era la giornalista Pilar del Río, una trentina di anni meno di lui, e sua moglie dal 1988. Prima di quell'incontro mi era capitato almeno un paio di volte di vederli insieme e ogni volta mi aveva colpito la tenerezza con la quale lui le rivolgeva lo sguardo e le teneva la mano. Come se senza quel contatto il mondo sarebbe diventato improvvisamente buio.

Così, quel giorno, gli chiesi qual era l'ultima parola che avrebbe voluto ascoltare prima di morire, immaginando che qualunque fosse stata la risposta, la persona da cui quella parola avrebbe voluto venisse pronunciata era lei, Pilar.

Saramago non parlava inglese e io non parlavo portoghese. Però lui capiva piuttosto bene quello che gli domandavo in italiano e io, anche grazie all'aiuto di Pilar che ogni tanto faceva da interprete, capivo il senso delle sue risposte metà in portoghese metà in spagnolo. In quell'occasione, però, ci fu un fraintendimento. E prima che l'equivoco fosse chiarito, Saramago rispose a un'altra domanda che doveva suonare come: «Quale vorrebbe che fossero le sue ultime parole prima di morire?».

Quando scrissi l'articolo tagliai la domanda fraintesa e la risposta. Sono andata oggi a ricercarla nella prima trascrizione di quell'intervista. «Forse», disse, «semplicemente: "È finita". O forse neppure questo perché potrei non essere cosciente. Ma non vale la pena di preoccuparsene. La grande frase finale da lasciare ai posteri non mi interessa. Bisogna andare avanti nella vita e fare il meglio che si riesce finché è possibile. Vivere nel rispetto dell'altro, di chi ci è vicino e di chi è lontano.  Questo deve essere l'unico obiettivo. Magari qualcuno racconterà: "Subito prima di morire Saramago ha detto questo o quest'altro". Ma l'importante non è il Saramago di un istante, ma quello che Saramago è stato nell'arco di tutta la sua vita».

>José Saramago: dal viaggio a Saviano, pensieri di uno scrittore «scomodo»

>Addio a José Saramago

LEGGI LE ALTRE NEWS



Condividi:
  • Twitter
  • Facebook
  • Delicious
RISULTATI

Sono tutti bravi scrittori, che ci fanno compagnia nelle difficoltà della vita e ci regalano momenti belli, ma non dimentichiamo mai un fatto inconfutabile: molti di questi premi nobel della letteratura, guarda caso, vengono tutti da ideologie di sinistra, autoreferenziali, convinti di avere la verità assoluta in tasca e promossi da un sistema "culturale" che, nell'indifferenza saciocca e quasi compiacente delle destre, ha occupato i posti giusti e amministra tutte le leve del potere nelle università, case editrici, giornali e tv (quelli di Berlusconi comprese). Questi intellettuali sono maestri nell'arte di denunciare i soprusi e le dittature del mondo: quella fascista e nazista, quella del Cile e dell'Argentina, sulle quali hanno prosperato con libri opportunamente promossi dal network autoreferente... in quanto: qualcuno li ha mai sentiti accusare di DITTATURA e tirannia Cuba? o la Cina? e l'U.R.S.S.? la Corea del Nord? ... no, erano paradisi di libertà, evidentemente. Ecc, CVD.

Lunghezza massima del commento: 1000 caratteri
Style.it si riserva di cancellare commenti con contenuto diffamatorio o volgare, i messaggi autopromozionali e/o commerciali, oppure in cui vengano indicati dati sensibili o personali (indirizzi mail, numeri di telefono,...).