DALL'ITALIA15:23 - 28 giugno 2010

Maddalena Corvaglia: «La colpa è dei cattivi maestri»

L'attrice appassionata di paracadutismo sentita "a caldo" sull'incidente di Pietro Taricone

di Giovanni Audiffredi
<p>Maddalena Corvaglia: «La colpa è dei cattivi maestri»</p>
PHOTO LAPRESSE

La notizia ha fatto il girò della «tribù dei lanci» in pochi minuti: Pietro Tarricone (morto poi nella notte dopo un'operazione di nove ore) ha avuto un grave incidente in fase di atterraggio con il paracadute. Squilla anche il cellulare di Maddalena Corvaglia, una delle tante celebrity appassionata di questo sport: «Dicono che Pietro deve aver commesso un errore in fase di atterraggio».

Che cosa può essere accaduto?
«Credo che Pietro stesso facendo un corso di "vela", quella disciplina del paracadutismo che riguarda il lancio dopo che il paracadute si è aperto. Ti insegnano ad atterrare in punti particolari, a gestire appunto la vela del paracadute. Mi hanno detto che ha tirato una leva sotto la quota dei centro metri. Una manovra pericolosa».

Che cosa può accadere?
«Il paracadute ti sbilancia e acquisti subito una forte velocità. La sensazione è quella di un'improvvisa accelerazione e non controlli più nulla. La disgrazia è che atterri storto, di fatto cadi e non sei più in grado di atterrare correttamente».

Perché rischi di sbagliare?
«Dispiace dirlo, ma non è una cosa che fai per paura, come fosse una reazione  incontrollata. Lo fai perché ti hanno insegnato male la procedura. La gran parte degli incidenti in questo sport alla base hanno una cattiva preparazione».

Le è mai capitato di avere un incidente in aria?
«Sì. Mi è uscita una spalla. Non sapevo di avere una lassità congenita e al momento del volteggio dopo il lancio, la spalla è uscita. Mi sono salvata perché il mio maestro era lì, in aria con me, e ha tirato il paracadute al posto mio».

Vale la pena di rischiare la vita per il brivido del volo?
«Il paracadutismo è uno sport bellissimo. Non ha un indice di pericolosità diversa da molti altri sport che possono sembrare meno estremi. Non darei la colpa allo sport, ma, destino a parte, le ragioni vanno sempre ricercate in chi non ha saputo spiegarti bene cosa fare».

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