DAL MONDO12:17 - 28 marzo 2011

Siria: dopo gli scontri, Assad annuncia le riforme

Le proteste sono costate decine di morti. Atteso in tv il discorso del presidente

di Flavia Parini
<p>Siria: dopo gli scontri, Assad annuncia le riforme</p>

Dopo 13 giorni di violente proteste e terribili scontri, la situazione in Siria sembra essere finalmente giunta a un momento di tregua. Il presidente Bashar Al Assad, infatti, ha annunciato, tramite la consigliera Bouthaina Shaaban, la ferma intenzione di revocare le leggi speciali del 1963 e di avviare diverse riforme.

A chiarire quali riforme si intendono mettere in atto nei prossimi giorni sarà lo stesso presidente siriano, che nelle prossime ore dovrebbe tenere un discorso alla Nazione dai microfoni della televisione di Stato.

La revoca delle leggi speciali, mantenute per 48 anni, significherebbe innanzitutto la fine degli arresti preventivi e delle detenzioni abusive. Le forze di sicurezza non godrebbero dunque più del potere concesso alla polizia in uno stato di emergenza. Un primo passo in questo senso è già stato fatto nella giornata di ieri, quando il governo di Damasco ha ordinato la scarcerazione di 260 prigionieri politici.

Alla revoca dello stato di emergenza potrebbe anche seguire l'emendamento dell'articolo 8 della Costituzione, che definisce il Baath di Assad il partito unico della Siria. Questo porterebbe alla promulgazione di una nuova legge sui partiti e probabilmente anche a una nuova normativa sulla libertà di stampa. Non mancano, inoltre, le voci che annunciano come imminenti le dimissioni del governo.

Intanto, però, Assad non ritira le sue truppe dalle strade e continua ad attribuire a «bande armate» (e non alle forze di sicurezza) le violenze che nei giorni scorsi hanno provocato decine di morti. Solo nelle proteste di ieri a Latakia si contano 12 vittime, mentre sarebbero, secondo le organizzazioni umanitarie presenti nella zona, più di 120 i morti causati dagli scontri, tra attivisti e forze di sicurezza, scoppiati la scorsa settimana. Le vittime si contano per lo più a Daraa, capoluogo della regione meridionale ed epicentro della repressione, ma anche a Damasco, Samnayn e Homs.

Sui social network gli attivisti siriani lanciano appelli allo sciopero generale, mentre tutto il mondo occidentale spera che la Siria riesca a raggiungere una situazione stabile con le proprie forze. «La Siria non è la Libia - ha infatti dichiarato il segretario di Stato americano Hillary Clinton -. Non ci si deve aspettare che gli Stati Uniti saranno coinvolti in Siria nella stessa misura in cui lo sono in Libia».


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RISULTATI
illari 69 mesi fa

abbasso la guerra

lilithcarla 69 mesi fa

Speriamo in una risoluzione pacifica che non implichi l'uso delle armi come in Libia

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