DALL'ITALIA12:03 - 29 marzo 2011

Le donne di Lampedusa in rivolta:«Basta migranti»

Gli sbarchi continuano senza sosta. Domani attese sei navi per trasferire gli immigrati

di Flavia Parini
<p>Le donne di Lampedusa in rivolta:«Basta migranti»</p>
PHOTO LAPRESSE

«Basta, siamo pieni», «state distruggendo il nostro futuro», «le tendopoli fatele in Padania»: sono queste le urla che si alzano, imponenti, dalla piccola isola di Lampedusa. Dopo molti giorni in cui le barche dei migranti provenienti dal Nord Africa hanno continuato ad attraccare nel porto, la rivolta dei lampedusani è ora irrimedialmente scoppiata.

Non sono molti, gli italiani residenti a Lampedusa: sono solo 5 mila, mentre gli immigrati ad oggi presenti sul territorio isolano sono oltre 6 mila. Arrivano senza sosta, giorno e notte, con delle barche pericolose, piene di falle e di disperazione, sperando in una vita migliore.

Sono uomini, soprattutto tunisini, che affrontano un viaggio infernale per poter trovare la libertà, un lavoro, una possibilità di riscatto. Sono donne, molte incinte o con al seguito i figli che fuggono dalla Libia in guerra: ieri, ad esempio, a Linosa sono sbarcate due ragazze eritree che per oltre un anno hanno vissuto rinchiuse in un carcere libico, maltrattate e violentate dai militari. Questa notte, nelle acque al largo dell'isola, sono stati salvati cinque neonati (e altre 140 persone) che viaggiavano in una barca che stava per affondare.

Gli immigrati sbarcati a Lampedusa sono talmente tanti che le autorità non riescono più a gestire la situazione: non c'è cibo per tutti, non ci sono letti o luoghi al coperto per dormire, non ci sono bagni a sufficienza. L'igiene inizia ad essere un problema, tanto che il ministro della Salute Ferruccio Fazio ha inviato nell'isola una task force sanitaria, mentre alcuni immigrati, tra la rassegnazione e la rabbia, hanno cominciato a protestare.

La protesta più forte, però, è proprio quella dei lampedusani, che, dopo aver accolto per anni con tolleranza e solidarietà migliaia di migranti, ora si sentono traditi ed abbandonati dal resto d'Italia. Ieri i pescatori hanno trascinato le loro barche all'ingresso del porto con l'intenzione di costruire una barriera che impedisca l'attracco ai barconi.

Le donne di Lampedusa, invece, urlano slogan contro il governo e invitano il ministro dell'Interno Maroni a portare gli immigrati in Padania; ieri si sono persino incatenate in segno di protesta. Tutti, uomini e donne, sono preoccupati dell'eventualità che i continui sbarchi rovinino tutta la stagione turistica su cui si fonda l'economia dell'isola.

A nulla sono valse le promesse del governo che parlano dell'arrivo, mercoledì 30 marzo, di sei navi che trasferiranno i migranti in centri di accoglienza a Manduria e a Mineo (dove già sono state trasferite delle persone negli scorsi giorni), ma anche, forse, a Pisa e in alcune zone del Nord Italia.

Il ministro Maroni sta cercando di risolvere la crisi e ieri, dalle pagine del Corriere della Sera, ha dichiarato: «Sono rimasto male impressionato per l'atteggiamento di alcuni amministratori locali che cercano motivi per evitare di essere coinvolti nell'ospitalità dei migranti. Lo ripeto: l'unica regione esclusa dal dovere di collaborazione sarà l'Abruzzo. Altrove si procederà con il piano previsto: mille profughi ogni milione di abitanti».

Ma il ministro Maroni ha anche avvertito il governo tunisino: «Confido che inizi un intervento vero per fermare le partenze, altrimenti non escludo i rimpatri forzosi».


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RISULTATI
teo 68 mesi fa

E UN INVASIONE ..... BASTA!! BISOGNA RESPINGERE !! ITALIA ESCA DALL ÉUROPA!! NON SE NE PUO PIU ....

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