DAI PALAZZI11:42 - 31 marzo 2011

Volano insulti in Parlamento (ma anche fuori non si scherza)

Nella seduta della Camera di ieri pomeriggio La Russa ha lanciato un «vaffa» a Fini

di Flavia Parini
<p>Volano insulti in Parlamento (ma anche fuori non si scherza)</p>
PHOTO LAPRESSE

Senza dubbio l'argomento del dibattito era bollente e forse alle 18.30, dopo lunghe ore di discussione, la pazienza iniziava a scarseggiare. Certamente, però, nessuno si sarebbe aspettato di vedere il ministro Ignazio La Russa lanciare un sonoro «vaffa» nella direzione del Presidente della Camera Gianfranco Fini.

Invece l'impensabile è davvero successo. Nel tardo pomeriggio di ieri, i parlamentari, riuniti a Montecitorio, stavano dibattendo sul provvedimento del processo breve, la legge che, se approvata, consentirebbe agli incensurati uno sconto sui tempi di prescrizione dell'azione penale. I tempi dell'entrata in prescrizione si accorcerebbero di sei mesi.

L'argomento, si sa, è davvero scottante: l'approvazione del provvedimento, infatti, farebbe cadere in prescrizione, insieme a molti altri, anche il processo che vede imputato Silvio Berlusconi con l'accusa di aver corrotto l'avvocato inglese Mills.

Il livello della tensione a Montecitorio si è alzato quando la maggioranza ha deciso di invertire l'ordine dei lavori e di far slittare il processo breve al primo punto dell'ordine del giorno. Intanto, fuori dal Palazzo, una piccola folla di manifestanti si era riunita con l'intenzione di urlare la propria contrarietà nei confronti della prescrizione breve.

Cartelli, urla e insulti volano nella piazza. Ma non solo: alcuni manifestanti lanciano delle monetine contro La Russa, un gesto che rimanda inequivocabilmente a un altro momento della storia italiana, il lancio di spiccioli contro Craxi sotto l'hotel Raphael.

La Russa, dopo il poco piacevole bagno di folla, entra in aula e prende la parola accusando l'opposizione di aver organizzato la contestazione. Dario Franceschini cerca di rispondere, ma il ministro della Difesa inizia ad applaudire ironicamente, urlando «bravo, ma bravo». A questo punto Fini chiede a La Russa di «avere un atteggiamento rispettoso» e per tutta risposta riceve un invito ad «andare in quel posto» con tanto di gesto di accompagnamento. Fini, perentorio, ha sospeso e poi rinviato a oggi la seduta.

Certo, si tratta di un insulto molto grave, ma, dobbiamo dirlo, non è certo il primo. Il linguaggio della politica è sempre stato alquanto colorito, non solo tra i banchi del Parlamento, ma anche fuori (si pensi ad esempio al «Vaffa Day» promosso da Beppe Grillo).

Il turpiloquio, inoltre, non è certo una prerogativa della politica. Anche se i nostri parlamentari non scherzano. A parlarne fu, qualche mese fa, lo psicolinguista Vito Tartamella, che ha stilato una classifica delle parolacce più celebri dell'anno 2010. Nella Top 10, naturalmente, trova ampio spazio la politica: al primo posto, infatti, troviamo l'espressione «bunga-bunga», che ormai è usata per indicare feste osè, ma che originariamente deriva da una barzelletta.

Ed è sempre una barzelletta ad arrivare al terzo posto: quella raccontata da Berlusconi a L'Aquila prima del G8 che si concluse con una bestemmia. Al secondo posto, invece, c'è Perez-Reverte, uno scrittore spagnolo, che ha chiamato un ex-ministro del governo «una merda».

Con il quarto posto si torna in Italia, e anche in politica, con il ministro Mara Carfagna che dà della «vajassa» all'onorevole Mussolini, mentre in quinta posizione c'è un metereologo della BBC che alza il dito medio in diretta.

Chiudono la classifica, in ordine, Umberto Bossi (con «Sono porci questi romani»), il tennista spagnolo Verdasco, che insultò il pubblico durante una partita, un candidato democratico americano, un'eurodeputata francese e Massimo D'Alema. Tutti ricordano il suo «Vada a farsi fottere!» diretto al giornalista Alessandro Sallusti durante la trasmissione di Rai3 Ballarò.


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